Sanità, punto nascite a Termoli e le lacrime di coccodrillo

Michele Mignogna

Sia ben chiaro, la chiusura di un reparto ospedaliero è una sconfitta per l’intero territorio, in ogni posto è e sarà cosi. Ora siamo tutti alla ricerca delle responsabilità, giustamente, e diamo la colpa sempre agli altri, come se i danni in questi anni siano stati fatti solo da una parte politica, o della società, che il più delle volte preferisce il silenzio, preferisce farsi amico questo o quel politico, insomma, tutte le italiche pratiche che conosciamo bene, e lo ha spiegato bene il Procuratore Gratteri “in ogni italiano c’è almeno un 2% di mafiosità”.

Che il punto nascite a Termoli era a rischio lo sapevamo già dal 2016, otto anni dopo la chiusura di quello di Larino, per il quale non abbiamo visto queste finte barricate che si alzano oggi. Che il punto nascite a Termoli doveva chiudere lo si sapeva già da quando erano iniziate le migrazioni delle partorienti verso Vasto o San Giovanni Rotondo, senza che nessuno, dico nessuno, si è posto il problema del perchè ciò avveniva. Di chi sono queste responsabilità non sta a noi stabilirle, noi guardiamo e raccontiamo i fatti, e i fatti ci dicono che nonostante la chiusura del punto nascita di Larino, Termoli non raggiungeva i 500 parti l’anno e per la legge Balduzzi dovevi chiudere, è una legge dello Stato, che è stata blandamente contestata, senza nessuna barricata o lacrime di coccodrillo come in questi giorni. Una cosa è certa, il punto nascite a Termoli non è stato chiuso ieri, la chiusura è iniziata quando abbiamo smesso di contestare queste politiche sanitarie che hanno portato allo smantellamento di interi ospedali e interi reparti nel basso Molise. Chi doveva controllare? Chi doveva intervenire su questi fatti? Le partorienti o chi, perchè votati da noi, hanno serie responsabilità amministrative e di governo in questa regione? Ecco, ora passati i sette giorni della zita, dimenticheremo tutto, andremo al mare, chi deve partorire sceglierà dove far nascere i propri figli, e ci ritroveremo da qui a qualche mese a fare rivoluzioni sui social perchè chiuderanno altri reparti, o addirittura altri ospedali. Se i molisani non si svegliano un po’ ci toglieranno anche le mutande, e non sono di Roma quelli che lo fanno, sono molisani come noi, solo un po’ più privilegiati dai lauti stipendi politici che percepiscono, tanto loro si possono curare dove vogliono.