Sanità, la salute che affonda

Renato Turturro

Il pensiero alla base del movimento che ha messo in discussione le istituzioni totali, il potere clinico del controllo sui corpi, sulla popolazione, sulla forza lavoro ricattabile e ha creato assieme ai principi del mutualismo un modello di sistema sanitario universalistico e gratuito, alla luce di numerosi fatti reali e questioni politico ragionieristiche che attraversano i sistemi sanitari regionali, messi in competizione dalla proposta di autonomia differenziata, appare dissolversi e cadere in un profondo oblio.

Fanno orrore, a chi ancora non soffra di disamore cronico, i casi mediatici e non di assenza di tutela e accesso alla salute. Forza lavoro ricattata attraverso la creazione dell’illegalità, il metodo “confine” come dispositivo di esclusione e controllo, lo stillicidio della pressione economica che grava su redditi miseri e impoveriti, produce formali tentativi di prevenzione, spesso orientati più alla tutela delle merci e dell’attività imprenditoriale che della collettività e delle persone (in fondo siamo dei “consumatori”!) e un accesso alle cure su tre livelli.

Gli interventi di prevenzione sembrano tornare ad essere di tipo poliziesco, nel senso che Foucault attribuiva ad esso, basati sul controllo del territorio e sulla dimostrazione dell’esistenza di un potere formale, lo Stato, interessato a credere di esistere e mediare tra interessi dei capitali e interessi collettivi, fintamente distratto, non vieta, ma contiene povertà ed esclusione.

In aumento gli infortuni, spesso mortali, tanti i malori, tanti i comunicati sindacali ma nessuna messa in discussione delle condizioni di vita e di lavoro, nessuna domanda: bassi salari, condizioni di precarietà, instabilità, insicurezza, lavoro nero, assenza di assistenza sanitaria, ritmi di lavoro e condizioni ambientali pessime ( dopo i numerosi casi di malori nei luoghi di lavoro, nessuno si è chiesto come sia lavorare al caldo e quali strumenti normativi e sindacali ci siano per rifiutare tali condizioni!). Per non parlare della teoria del migrante untore, anticipata da Beppe Grillo nel 2014 parlando della Tbc e della scabbia, e come oggi fa Fedriga, Governatore della Regione Friuli Venezia Giulia che vuole che i migranti siano visitati al momento in cui sono rintracciati per proteggere i poliziotti dai contagi e dalla trasmissione di malattie, creando un nuovo filone teorico accademico sulle malattie infettive e sulla salute pubblica. A questo si aggiungono i dispositivi normativi già esistenti, che stabiliscono il destinatario dei diritti, legando status giuridico (permesso di soggiorno) e contratto di lavoro, e le ultime novità repressive introdotte dal Decreto Sicurezza Bis, nipote della Minniti-Orlando.

Forza lavoro, persone, forgiate dal Mediterraneo, dalla rotte balcaniche, dalle violenze dell’Est in decadenza, dalla perdita di ricchezza, dall’abbandono delle periferie urbane e rurali, dalle condizioni di vita e lavoro che si vedono chiudere l’accesso alla salute, prima e dopo. Tre categorie di cura: la prima – in un mix pubblico/privato – offerta a chi possiede adeguate risorse economiche (si pensi a tal proposito all’espandersi delle polizze integrative, anche comprese nel recente rinnovo contrattuale dei metalmeccanici), per cui nel pubblico si trova risposta per le patologie acute e/o interventi complessi e nel privato a pagamento gli accertamenti diagnostico strumentali, così tagliando il tema delle liste d’attesa; la seconda, interamente pubblica, per chi, cittadino italiano, non ha sufficienti risorse per accedere alla prima opzione; la terza per quanti, anche italiani che non potendo accedere al privato, rinunciano alle cure per tempi d’attesa troppo lunghi, non hanno diritto al servizio sanitario.

Mentre avviene questo processo, questo imporsi di una visione dominante basata sul ricatto e la conseguente fragilità escludente, i presidi sanitari e i modelli di intervento fanno acqua da tutte le parti e la politica e la dirigenza sanitaria affermano che è ancora il tempo dei corporativismi. Benefit, aumenti, posizioni, premi, tabelle e standard bacchettoni, così che i bisogni reali affondino nell’indifferenza insieme alla prossima imbarcazione nel Mediterraneo.