Il Ministro “DJ” arriva a Termoli nel momento più buio della democrazia, le riflessioni di Termoli Bene Comune

Alla vigilia dell’arrivo a Termoli del “ministro dj”, e nell’ora certo più buia degli ultimi vent’anni, dopo l’approvazione di un decreto che sancisce la disumanità come obbligo di legge, vogliamo condividere con i cittadini qualche riflessione.

Qual è la situazione odierna a Termoli e in Italia? La Lega è il primo partito, trionfante nei sondaggi e nelle urla scomposte dei social più beceri; un Ministro della Repubblica si esibisce in beach tour improvvisandosi dj e umiliando l’inno nazionale (che appartiene a tutti gli italiani) con danze di cubiste; un’aula sorda e grigia, a Roma, mette in scena l’orrido copione dell’approvazione di una legge incostituzionale e inumana.

Intanto nella nostra cittadina balneare si continuano le vacanze, indifferenti al fatto che i problemi sociali aumentano, complice la difficile situazione economica generale che questo governo cancella volutamente con la sua opera di distrazione di massa: la maggioranza degli italiani, e dei termolesi, sembra convinta che i problemi principali del nostro paese non siano la mancanza di lavoro, la crescita zero, l’incapacità di gestire un debito pubblico mostruoso che elimina i diritti in nome del pareggio di bilancio, lo strapotere delle mafie, l’evasione fiscale indecente, la nostra assoluta irrilevanza a livello internazionale o l’emergenza climatica, ma unicamente i migranti che ci invadono e ci assassinano nei nostri letti.

Non si può fare a meno di riconoscere l’assoluta abilità ed efficienza di questa gigantesca opera di mistificazione.

Ma a Termoli e in tutto il paese restano intoccati, ed accresciuti, i problemi veri: l’emergenza abitativa, la disoccupazione, l’esercito di giovani che cambiano città e nazione, la distruzione della sanità pubblica, la precarizzazione selvaggia del lavoro, specie nei settori del turismo e della ristorazione, l’assalto ai beni comuni in nome delle privatizzazioni, l’ambiente depredato.

E dappertutto in Italia si sparge a macchia d’olio un imbarbarimento che aggredisce e mina i rapporti civili di convivenza, e che moltiplica i casi di razzismo dichiarato e sdoganato dalla Lega (e tollerato dai Cinque Stelle che si portano addosso il macigno dell’aver consentito ai razzisti di arrivare al governo).

Sono di questi giorni gli inquietanti articoli di Repubblica che mettono in fila inqualificabili episodi di aggressioni verbali ai danni di adolescenti stranieri adottati, e dunque cittadini italiani a tutti gli effetti.

Se in una nazione si stabilisce per legge che salvare vite umane è un reato, punito oltretutto con misure che travalicano qualunque proporzione tra delitto e pena, perché pensate con spirito vendicativo;

Se si arriva a non avere umana vicinanza per bambini e adolescenti solo per il colore della loro pelle;

Se non si è in grado di comprendere, come invece sa fare un semplice comandante di peschereccio siciliano, cosa vuol dire sentire al buio, in mare aperto, voci che implorano aiuto;

Se si gioca a fare lo sceriffo da spaghetti western mostrando i muscoli alle navi delle ONG, mentre contemporaneamente centinaia di migranti sbarcano tranquillamente da barchette e barchini e si disperdono sulle nostre strade;

Se coscientemente, per calcolo politico, con la chiusura degli Sprar si costruisce un esercito di disperati che vagano sul suolo nazionale senza più alcuna possibilità di assistenza, ben sapendo che questo sì porterà probabilmente ad insicurezza e problemi;

Se si verifica tutto questo nel silenzio della politica e nei balbettii di un’opposizione inconsistente possiamo solo concludere che è tempo di resistenza, per coloro, pochi o tanti che siano, che come noi ormai si sentono stranieri nella propria nazione.

Resistenza civile, ma ferma, che non taccia di fronte al minimo atto di prepotenza razzista e alzi la voce con fermezza per dire che non siamo tutti come sembra agli squallidi leoni da tastiera; resistenza che chieda in città e nel paese politiche sociali mirate e ben programmate: diritto all’abitare, diritti sul lavoro, diritto ad una vita decorosa per i disabili e le loro famiglie, diritto all’iscrizione anagrafica per tutti i migranti, diritto alla salute con cure pubbliche efficaci, diritto a non veder svenduti ai privati gli edifici, il suolo pubblico e i servizi (Nautico, Schweitzer, ex caserma carabinieri, acqua pubblica, gestione mense e così via vi dicono nulla?), diritto a salvare vite umane sempre ed ovunque, nell’ambito di accordi europei, quelli che ai cui tavoli il “ministro dj” ha sempre rifiutato di sedersi.

Unicamente dalla nostra capacità di attuare collettivamente ed individualmente questa resistenza civile dipenderà ormai il nostro diritto a definirci ancora umani.

Distinti dalla disumanità che sembra vincente; sta a noi far sì che non lo sia.