Togliere il Segreto di Stato sulle stragi fasciste monito del PCL

Il 12 dicembre del 1969 tra Roma e Milano vengono collocate per mano fascista cinque bombe: quella di Piazza Fontana causa diciassette morti e ottantotto feriti. Con questa strage si apre la “strategia della tensione” attuata tra il 1969 e il 1974, con altre stragi: sul treno Freccia del Sud a Gioia Tauro, a Peteano, alla questura di Milano, in Piazza della Loggia a Brescia, Italicus a San Benedetto Val di Sambro. 

Bombe neofasciste che esplodono contro sezioni del PCI, sedi dei gruppi extraparlamentari, università, sinagoghe, banche. Bombe che esplodono sui treni, 10 solo in agosto, o alla fiera campionaria di Milano. 

La verità storica accertata riconduce alle bande neofasciste come esecutori (“Ordine Nuovo”), sotto l’egida dei servizi segreti, dei vertici delle questure dirette da fascisti del ventennio come Guida, di apparati coperti dal governo Dc, e con la “supervisione” dei vertici NATO e CIA. 

La pressione del governo USA e di alcuni settori del capitalismo italiano pretendevano una risposta fascista per arrestare l’ondata rivendicativa che attraversava l’Italia, suscitata dal ’68 studentesco e dall’autunno operaio del 1969, dagli scioperi operai, che atterriscono i ceti possidenti, timorosi di perdere i propri privilegi di classe in favore delle classi sfruttate. 

Quelle mobilitazioni, di cui tanto ci sarebbe bisogno oggi, si concentravano nei grandi centri industriali del paese con un seguito mai visto; una radicalità che si esprimeva nelle lotte per i rinnovi contrattuali; un protagonismo operaio che usciva dalla fabbrica ponendosi alla guida delle classi subalterne e sfruttate, aprendo la breccia ad un cambiamento radicale e anticapitalista della società. 

Ma come già accadde nel ’20, quando capitalisti, banchieri e latifondisti foraggiarono il golpe fascista del criminale Mussolini contro l’avanzata delle masse per il socialismo, così si tentò nel 1969 di fermare col terrore le grandi lotte operaie e giovanili. Un vecchio copione che pur nelle differenze ricalca quello della Berlino del 1933, con l’incendio del Reichstag organizzato da Hitler e falsamente attribuito ai comunisti come pretesto per sospendere le elementari libertà democratiche per fermare le forze del movimento operaio. 

Il progetto golpista del 1969 era chiaro: dichiarazione dello stato d’assedio, sospendere le garanzie e libertà costituzionali, misure repressive contro le forze della sinistra. 

The Observer già il 7 dicembre rivelava che neofascisti e ufficiali stavano tramando in Italia un colpo di Stato militare, mentre il segretario del MSI Almirante rilasciava un’intervista a Der Spiegel in cui dichiarava che “la battaglia contro il comunismo giustifica tutti i mezzi”. 

L’industriale fascista Ulisse Cantoni sparava con un fucile contro gli operai in sciopero provocando diversi feriti; arrestato, verrà rimesso in libertà dopo pochi giorni. Questi ambienti del capitalismo italiano guardavano ad una “soluzione greca” dove con la stessa strategia stragista si era infatti instaurato il “regime dei colonnelli”. 

Così i vertici della Questura di Milano e dei servizi con gli apparati pieni di fascisti riciclati (come Guida) iniziarono i depistaggi, sotto l’egida della Dc e dai falsi e diffamatori comunicati dell’MSI diretti contro la sinistra. Protessero i neofascisti autori della strage e dirottarono le false indagini contro gli anarchici e la sinistra rivoluzionaria. Capanna rischiò il linciaggio dalle squadracce fasciste del MSI,  in occasione del funerale dell’agente Annarumma la cui uccisione fu falsamente attribuita ai manifestanti, mentre la feccia nera sfoggiava impunemente i lucubri vessilli di Salò e poliziotti aizzati, ammutinati, si diressero contro l’università di Milano per “farsi giustizia da se” contro gli studenti in lotta.

In tale contesto il compagno anarchico Pinelli volò dal quarto piano della Questura e fu la 18sima vittima della strage di Piazza Fontana, e l’altro l’anarchico Valpreda fece anni di carcere da innocente.  

Solo la immediata mobilitazione operaia, studentesca e popolare, comunista, della sinistra, impedì questo disegno criminale in Italia, e i settori più reazionari dovettero fare dietro front. 

Le grandi famiglie del capitalismo italiano si convinsero che, per depotenziare l’onda lunga sprigionata dal biennio ’68-’69, era necessario ricercare un’intesa con il PCI, la forza egemone del movimento operaio italiano, a cui fece sponda compiuta la successiva strategia del compromesso storico di Berlinguer.

L’impunità delle stragi però fu garantita per mandanti ed esecutori. 

Ed infatti, grazie alla mobilitazione e alla controinformazione della sinistra rivoluzionaria, ad a settori di giornalismo democratico, i colpevoli alla fine sono stati individuati. 

Ma i colpevoli non possono essere più condannati: le ultime sentenze della Corte d’assise di Milano del 2001 e del 2004 accertano la responsabilità dell’attentato dei neofascisti Freda e Ventura, però non sono più giudicabili perché già “assolti in via definitiva” con la assurda sentenza del 1987 per lo stesso reato. 

Assolti gli esecutori, anche i mandanti rimangono nell’oblio.

La memoria e la lezione di questi fatti è fondamentale: ci ricordano la criminalità fascista di una classe dominante che, per mantenere il potere di fronte all’ascesa delle lotte del movimento operaio, è disposta a tutto, anche a seminare stragi di innocenti, quando vede vacillare le basi del proprio ingiusto dominio. Che il potere dei capitalisti non si lascia “rimuovere” pacificamente e quindi non esita a ricorrere a strumenti fascisti o mafiosi anche quando le sue “leggi liberali” non li contemplano ed anzi li condannano. 

Ci insegnano che verità e giustizia per le stragi di Stato si potranno ottenere solo con il rovesciamento di quell’ordine sociale capitalistico che l’ha ispirato, che ha coperto e agevolato le trame nere e la “strategia della tensione”. 

Oggi domina l’oblio e la disinformazione, come attesta un sondaggio recente: la maggior parte dei ragazzi delle scuole superiori di Milano è convinta che la bomba di piazza Fontana l’abbiano messa le BR. 

E proprio gli eredi politici odierni di quegli ambienti neofascisti e reazionari, cioè gli attuali “sovranisti” e neofascisti del terzo millennio, li ritroviamo minacciosamente protagonisti e  persino sdoganati al governo dagli anni ’90 ed a 74 anni dalla Liberazione: i padri politici di chi oggi blatera “prima gli italiani” (leggasi “prima i capitalisti” ), facevano strage di italiani innocenti, in difesa dell’ordine ingiusto imposto dalla classe dominante, come ancor prima lo fecero al servizio degli occupanti nazisti.

Ed è perciò importante rimuovere questo vuoto di memoria sulle stragi di Stato per mano fascista proprio a partire dalle nuove generazioni, rilanciando la lotta per aprire gli archivi e togliere il segreto di Stato su quella stagione.

Perché quando non si ricorda ed elabora questo tragico passato, si rischia sempre di ripeterlo.