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Larino, la democrazia è un processo vivo, dialettico e complesso

Ieri sera, a Consiglio Comunale concluso, ha preso la parola Salvatore Faiella, che ha semplicemente dichiarato agli amministratori il suo disappunto circa taluni aspetti riguardanti le “Luminarie”. Le sue lamentele, relative fondamentalmente a una burocrazia lenta e cavillosa, hanno indotto la Vicesindaco Maria Giovanna Civitella ad intervenire in merito. Tralasciando i particolari della vicenda, nel momento in cui Faiella ha dichiarato che a “La Mediterranea”, a suo avviso, è stato dato più risalto che alle “Luminarie”, nonostante i risultati di quest’ultima in termini di presenze e di lustro portati alla nostra Città, mi è partito un applauso spontaneo, di cuore. La mia democratica manifestazione di consenso per le parole di una persona che da ben tre anni e a sue spese regala a Larino e a tutto il Molise una bellissima manifestazione, frutto di un’idea brillante, che viene realizzata con mesi e mesi di lavoro, anche con la partecipazione spontanea di tanti cittadini, ha urtato la sensibilità sempre della Vicesindaco, che, fuori dal Comune e del tutto fuori luogo, mi ha redarguita per il gesto. Mi ha sarcasticamente ringraziata per l’applauso, aggiungendo che essendo in democrazia lo rispettava, ma non lo condivideva, dopo di che, senza neppure darmi la possibilità di rispondere, è andata via. Questo suo atteggiamento di chiusura, mi spinge oggi a risponderle con il mezzo a me più congeniale e veramente democratico, e non per giustificarmi, ma per chiarire determinati concetti. Per quel che riguarda “La Mediterranea”, come giornalista, e soprattutto perché l’evento riguardava Larino, ero presente alla conferenza stampa, alla quale è seguito un articolo su Il Bene Comune, giornale per cui scrivo. Così come ero presente a tutte le iniziative riguardanti la mia Città, organizzate dall’Amministrazione. Lo slancio verso le parole di Faiella è stato frutto della condivisione del suo pensiero, perché è innegabile che tra “La Mediterranea” e le “Luminarie ci sia un’enorme differenza. Come libera cittadina e anche come cittadina consapevole, sempre presente e in prima linea quando si tratta della mia amata Larino, ho solo esercitato un diritto civile: il dissenso esternato attraverso un applauso. In quel momento io ero una libera cittadina che ha esercitato un diritto e lei la Vicesindaco, alla quale nessuno ha mancato di rispetto. Probabilmente, ella ha letto il mio gesto come un attacco personale, perché “La Mediterranea” è nata da una sua idea.

Ma si sbaglia. La manifestazione, come da più parti detto, non ha sortito il risultato sperato e, proprio per questo, sono sembrati esagerati i soldi spesi. Tra l’altro, aggiungo che non mi è piaciuto sentirle dire che è il cittadino che deve “incastrarsi” con gli eventi organizzati dall’Amministrazione, questo perché le “Luminarie” non sono un evento qualsiasi e, vista la risonanza che hanno ottenuto, il turismo che incentivano e l’economia che fanno girare attraverso gli incassi delle varie attività commerciali, l’Amministrazione dovrebbe agevolare chi, da solo, dona alla nostra Città un’esperienza unica, che, tra l’altro, cresce di anno in anno. Una volta, a Maria Giovanna, dunque non alla Vicesindaco, che intesseva le mie lodi proprio relativamente al suddetto articolo su “La Mediterranea”, ho detto di essere una persona obiettiva e che, sicuramente, se fosse stato il caso, avrei espresso anche pareri sfavorevoli. E l’ho fatto. Perché, oltre a essere obiettiva, sono anche coerente. Dov’è il problema? Ciò che ho sentito ieri sera mi ha portato a una serie di riflessioni. Democrazia vuol dire dialogo costruttivo, non prese di posizione solo perché si ricopre un ruolo; chi sceglie volontariamente di amministrare deve abbattere muri, non alzarli e deve essere in grado di mantenere un atteggiamento di contegno di fronte alle critiche garbate di ogni libero cittadino. E per dirla come Konrad Adenauer: “Viviamo tutti sotto il medesimo cielo, ma non tutti abbiamo lo stesso orizzonte”.

     Anna Maria Di Pietro  

Il Ministro “DJ” arriva a Termoli nel momento più buio della democrazia, le riflessioni di Termoli Bene Comune

Alla vigilia dell’arrivo a Termoli del “ministro dj”, e nell’ora certo più buia degli ultimi vent’anni, dopo l’approvazione di un decreto che sancisce la disumanità come obbligo di legge, vogliamo condividere con i cittadini qualche riflessione.

Qual è la situazione odierna a Termoli e in Italia? La Lega è il primo partito, trionfante nei sondaggi e nelle urla scomposte dei social più beceri; un Ministro della Repubblica si esibisce in beach tour improvvisandosi dj e umiliando l’inno nazionale (che appartiene a tutti gli italiani) con danze di cubiste; un’aula sorda e grigia, a Roma, mette in scena l’orrido copione dell’approvazione di una legge incostituzionale e inumana.

Intanto nella nostra cittadina balneare si continuano le vacanze, indifferenti al fatto che i problemi sociali aumentano, complice la difficile situazione economica generale che questo governo cancella volutamente con la sua opera di distrazione di massa: la maggioranza degli italiani, e dei termolesi, sembra convinta che i problemi principali del nostro paese non siano la mancanza di lavoro, la crescita zero, l’incapacità di gestire un debito pubblico mostruoso che elimina i diritti in nome del pareggio di bilancio, lo strapotere delle mafie, l’evasione fiscale indecente, la nostra assoluta irrilevanza a livello internazionale o l’emergenza climatica, ma unicamente i migranti che ci invadono e ci assassinano nei nostri letti.

Non si può fare a meno di riconoscere l’assoluta abilità ed efficienza di questa gigantesca opera di mistificazione.

Ma a Termoli e in tutto il paese restano intoccati, ed accresciuti, i problemi veri: l’emergenza abitativa, la disoccupazione, l’esercito di giovani che cambiano città e nazione, la distruzione della sanità pubblica, la precarizzazione selvaggia del lavoro, specie nei settori del turismo e della ristorazione, l’assalto ai beni comuni in nome delle privatizzazioni, l’ambiente depredato.

E dappertutto in Italia si sparge a macchia d’olio un imbarbarimento che aggredisce e mina i rapporti civili di convivenza, e che moltiplica i casi di razzismo dichiarato e sdoganato dalla Lega (e tollerato dai Cinque Stelle che si portano addosso il macigno dell’aver consentito ai razzisti di arrivare al governo).

Sono di questi giorni gli inquietanti articoli di Repubblica che mettono in fila inqualificabili episodi di aggressioni verbali ai danni di adolescenti stranieri adottati, e dunque cittadini italiani a tutti gli effetti.

Se in una nazione si stabilisce per legge che salvare vite umane è un reato, punito oltretutto con misure che travalicano qualunque proporzione tra delitto e pena, perché pensate con spirito vendicativo;

Se si arriva a non avere umana vicinanza per bambini e adolescenti solo per il colore della loro pelle;

Se non si è in grado di comprendere, come invece sa fare un semplice comandante di peschereccio siciliano, cosa vuol dire sentire al buio, in mare aperto, voci che implorano aiuto;

Se si gioca a fare lo sceriffo da spaghetti western mostrando i muscoli alle navi delle ONG, mentre contemporaneamente centinaia di migranti sbarcano tranquillamente da barchette e barchini e si disperdono sulle nostre strade;

Se coscientemente, per calcolo politico, con la chiusura degli Sprar si costruisce un esercito di disperati che vagano sul suolo nazionale senza più alcuna possibilità di assistenza, ben sapendo che questo sì porterà probabilmente ad insicurezza e problemi;

Se si verifica tutto questo nel silenzio della politica e nei balbettii di un’opposizione inconsistente possiamo solo concludere che è tempo di resistenza, per coloro, pochi o tanti che siano, che come noi ormai si sentono stranieri nella propria nazione.

Resistenza civile, ma ferma, che non taccia di fronte al minimo atto di prepotenza razzista e alzi la voce con fermezza per dire che non siamo tutti come sembra agli squallidi leoni da tastiera; resistenza che chieda in città e nel paese politiche sociali mirate e ben programmate: diritto all’abitare, diritti sul lavoro, diritto ad una vita decorosa per i disabili e le loro famiglie, diritto all’iscrizione anagrafica per tutti i migranti, diritto alla salute con cure pubbliche efficaci, diritto a non veder svenduti ai privati gli edifici, il suolo pubblico e i servizi (Nautico, Schweitzer, ex caserma carabinieri, acqua pubblica, gestione mense e così via vi dicono nulla?), diritto a salvare vite umane sempre ed ovunque, nell’ambito di accordi europei, quelli che ai cui tavoli il “ministro dj” ha sempre rifiutato di sedersi.

Unicamente dalla nostra capacità di attuare collettivamente ed individualmente questa resistenza civile dipenderà ormai il nostro diritto a definirci ancora umani.

Distinti dalla disumanità che sembra vincente; sta a noi far sì che non lo sia.

“La Sinistra” la democrazia va difesa tutti i giorni messaggio al Ministro Salvini

La democrazia va difesa ogni giorno e non si può rimanere indifferenti rispetto ai
comportamenti, alle politiche, ai metodi, ai provvedimenti, alle scelte amministrative e alle dichiarazioni del Ministro degli Interni che non perde occasione per lanciare moniti inaccettabili verso profughi e rifugiati, nel mentre reputa di non intraprendere alcuna iniziativa verso l’attività allarmante di formazioni di estrema destra che si rendono promotrici di manifestazioni contro minoranze, verso i migranti e nei confronti della chiesa, associazioni umanitarie o movimenti antifascisti.


Non intendiamo restare in silenzio rispetto alla deriva autoritaria, reazionaria e
sempre più violenta di una fase convulsa per la democrazia italiana.
Per questo saremo in piazza, insieme alla rete di organizzazioni, associazioni,
comitati e movimenti che a Campobasso si sono mobilitate per una manifestazione di dissenso verso il Ministro Salvini in occasione della sua visita in città.
Il Vice-Premier, dopo un anno di governo, ha il dovere di rispondere ai molisani del
perché permane un’emergenza medici nei nostri ospedali, perché spinge per far
riconoscere l’autonomia a Lombardia, Veneto e Emilia-Romagna, perché non si
intraprendono azioni efficaci di contrasto al dilagare della criminalità organizzata e
perché si continua a non adottare alcun provvedimento serio per rilanciare gli
investimenti pubblici e l’occupazione in Molise e nel Mezzogiorno a partire dai
finanziamenti per le Università, le Scuole, le Strade e per la messa in sicurezza del
territorio.
Chi governa ha il dovere di risolvere i problemi dei cittadini e non proseguire in una
campagna elettorale permanente con toni aspri, invettive e dichiarazioni rancorose.

Sara Ferri
Vincenzo Notarangelo
Leo Terzano