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Solennità di San Pardo, patrono di Larino e diocesi: “Nel cuore delle nostre tradizioni per ritrovarci come popolo di Dio”

Un richiamo forte ad accoglierci come dono e a corrispondere all’amore di Dio per noi e per ogni fratello che incontriamo, e farlo in un continuo ascolto della sua Parola come guida e riferimento della nostra vita anche in tempo di pandemia e di sospensione delle feste e delle tradizioni di un popolo. Da qui la possibilità di riscoprire, dalle origini e dalla partecipazione popolare, il senso di questi gesti e momenti che scandiscono la propria esistenza personale e comunitaria.

In occasione della solennità di San Pardo, patrono di Larino e diocesi, il vescovo, mons. Gianfranco De Luca, ha condiviso con la comunità una nuova lettera che – in questo momento di fatica e sofferenza – esorta tutti a riscoprire e a mantenere forti le radici di fede, riti, gesti e tradizioni nella loro realtà profonda per continuare, con uno spirito rinnovato, a esprimere la gioia e l’orgoglio della propria unicità e della tradizione che ne manifesta l’identità

Sono state diverse, in base alle nuove norme e protocolli, le messe celebrate nella Basilica Concattedrale di Larino nel corso della giornata del 26 maggio 2020. 

Quella delle 11, presieduta da mons. De Luca, è stata trasmessa in diretta tv su Telemolise e in streaming per consentire una maggiore copertura del servizio offerto alla comunità

Alla funzione, concelebrata con i parroci don Antonio Giannone, don Claudio Cianfaglioni e don Antonio Di Lalla e i sacerdoti della città, hanno preso parte il sindaco, Giuseppe Puchetti, gli amministratori, le forze dell’ordine e il Consiglio pastorale. Al termine della santa messa è stato collocato sul sagrato della Concattedrale il sacro busto di San Pardo, portato dai parroci, accanto a un carro storico. 

In un’atmosfera di grande commozione il vescovo ha diffuso il contenuto della lettera scritta per l’occasione (di cui si allega la versione integrale) prima di impartire, in un momento carico di grande emozione, la benedizione con le reliquie del Santo alla città e a tutta la diocesi

In particolare mons. De Luca ha fatto riferimento a quanto osservato da Papa Francesco in una recente intervista rilasciata nel momento in cui la pandemia ha manifestato la sua brutalità nell’aggredire il vissuto di tutti noi. Egli ha fatto riferimento a un verso di Virgilio quando Enea, sconfitto a Troia, aveva perduto tutto e gli restavano due vie d’uscita: o rimanere lì a piangere e porre fine alla sua vita, o fare quello che aveva in cuore, ovvero andare oltre, andare verso i monti per allontanarsi dalla guerra. È un verso magnifico, dice il Papa, citandolo: «Mi rassegnai e sollevato il padre mi diressi sui monti». E conclude: “è questo che tutti noi dobbiamo fare oggi: prendere le radici delle nostre tradizioni e salire sui monti

Quella che Papa Francesco ci propone – ha spiegato il vescovo di Termoli-Larino – se da una parte può sembrare una ritirata, dall’altra ci aiuta a entrare nella possibilità nuova che la triste circostanza che viviamo contiene per noi”. Un invito, in sostanza, “a prendere sulle spalle le nostre tradizioni riscoprendo la radice di tutto, le motivazioni che le animano e le rendono parte della nostra vita di popolo, gli elementi che fanno vibrare l’animo e il cuore di ciascuno nel preparare e nel vivere gli eventi che la costituiscono, quale il frutto che godiamo e condividiamo ogni anno e che fa sorgere sempre in noi il desiderio di riproporre e rivivere ciclicamente tutto con nuovo slancio e nuovo ardore”.

Nel pomeriggio si è svolta un’altra toccante celebrazione eucaristica con la partecipazione della Pia Associazione dei Carrieri con un solo rappresentante per ogni carro

C’è un bel cammino davanti a noi – ha osservato mons. De Luca – ma soprattutto una grande possibilità: quella di ritrovare noi stessi, le nostre radici e una relazione più viva e profonda con Gesù Cristo la cui Pasqua di Morte e Risurrezione celebriamo nella vita e nell’esempio della vergine Maria e dei nostri Santi patroni

Camminiamo insieme nella gioia che nasce dalla consapevolezza di essere concittadini dei Santi e eredi di una vita che non muore”.

Si ringrazia don Fernando Manna, per aver curato tutto l’allestimento della diretta televisiva e la disponibilità offerta dall’emittente Telemolise, e tutta la comunità pastorale di Larino.

San Pardo, Patrono di Larino e diocesi

Nota di approfondimento a cura di Giuseppe Mammarella, responsabile dell’Archivio storico diocesano e della Biblioteca

Le attuali manifestazioni di giubilo in onore di San Pardo, si svolgono dal 25 al 27 maggio di ogni anno (con esclusione di quello presente per le note ragioni). Poco prima del tramonto del primo giorno, San Pardo “manda” simbolicamente un “invito” a tutti i Santi venerati nelle varie chiese cittadine, perché essi prendano parte al “trattenimento” indetto in quella particolare circostanza, paragonabile, in qualche modo, ad un banchetto nuziale. I simulacri raggiungono la cattedrale dove vengono sistemati lungo le due navate laterali, per “far compagnia” a San Pardo ed esser pronti a partecipare alla grande processione in suo onore del dì seguente. 

Manca, però, l’ultima effige, quella di San Primiano, il primo dei tre Martiri Larinesi nonché Compatrono della città e diocesi, che viene prelevata in una forma molto più imponente, poiché si tratta, questa volta, di una “convocazione” davvero speciale. Sono gli oltre centoventi carri, dalla foggia trionfale o dal formato a capanna, buona parte di cui trainati da buoi, artisticamente addobbati e ricoperti di fiori che, subito dopo il tramonto, si avviano lentamente dal centro storico medioevale verso la parte alta dell’antico capoluogo frentano, e precisamente sul sito dove, sotto Diocleziano, furono martirizzati i tre Larinesi Primiano, Firmiano e Casto. In questo luogo, accanto ai resti di una basilica paleocristiana e proprio su quelli del famoso monastero benedettino di San Primiano, dagli albori del Settecento, sorge un piccolo tempio dedicato allo stesso primo Martire Larinese. Qui la statua di San Primiano è deposta sull’ultimo dei carri, quello più antico. 

A notte fonda si registra il momento culminante dell’affascinante manifestazione in cui “domina”, in assoluto, l’immagine del Compatrono. I carri, immersi in una lunga scia di luci, ritornano nella piazza antistante il duomo per collocare all’interno del monumentale sacro edificio anche il simulacro di San Primiano.

Il giorno successivo ricorda l’arrivo in città delle reliquie e la proclamazione di San Pardo a Patrono principale di Larino e diocesi. Nella parte centrale della giornata, la sfilata dei carri, con la processione dei Santi, si snoda da un capo all’altro del quartiere medioevale offrendo la possibilità di ammirare uno scenario meraviglioso.

Il terzo giorno, sempre in forma solenne, il simulacro di San Primiano viene riaccompagnato nella sua abituale dimora. I carri partono dal centro storico medioevale intorno a mezzogiorno per ritornarne nel tardo pomeriggio. Verso sera, le immagini degli altri Santi tornano nei luoghi dove erano state prelevate due giorni prima.

Di San Pardo sono note due biografie, una di autore anonimo del X secolo e l’altra scritta da tale Radoino tra il XII ed il XIII secolo. Entrambe, però, come sottolinea lo Storico Salvatore Moffa “non aiutano a proiettare sul personaggio una luce sufficientemente chiara o sicura per l’economia di informazioni”. Prima di proseguire è opportuno far cenno che potrebbe trattarsi solo di due versioni e non di due vite, una più breve e l’altra più lunga, compilate a Benevento da Radoino, forse monaco del locale cenobio di Santa Sofia, verso la metà del X secolo.

Le fonti concordano nel ritenere che il Vescovo Pardo, costretto a lasciare il Peloponneso si recò a Roma dal Papa che lo autorizzò a ritirarsi nei pressi di Lucera. 

Trattano, poi, delle vicende legate alla traslazione delle sue spoglie mortali dalla città dauna a quella frentana. Gli abitanti di Lesina e Lucera, approfittando della desolazione di Larino provocata dalla distruzione saracena, trafugarono i corpi dei Martiri Primiano e Firmiano e li portarono a Lesina dove, ancora oggi, sono venerati come Patroni. I larinesi superstiti, accortisi del furto, decisero di ricercare i resti mortali dei loro Santi concittadini ma, giunti nelle vicinanze di Lucera, trovarono il sepolcro di San Pardo. Decisero, così, di appropriarsi del corpo di quest’ultimo Santo, lo deposero su un carro trainato da buoi e tornarono a Larino.

Dalle biografie non è possibile conoscere con esattezza alcuni aspetti fondamentali di San Pardo come il periodo in cui visse e la cattedra episcopale dove svolse la sua azione pastorale. L’unico dato che emerge con chiarezza da una di esse, è il nome del Papa (San Cornelio -251/253- l’unico finora così chiamato) dal quale il Santo Vescovo fu accolto a Roma.

Fonti lucerine, forse anche per la precisa indicazione riguardante il Pontefice San Cornelio, ritengono che San Pardo sia stato Vescovo di Lucera nell’anno 252 ma, a tal proposito, va precisato che le prime testimonianze storiche concernenti la presenza della cattedra episcopale nella città dauna sono del V secolo, anche se il messaggio evangelico, con ogni probabilità, vi giunse tempo prima.

Mons. Tria e l’Abate Giovanni Battista Pollidoro, che commentò e pubblicò a Roma nel 1741 le biografie, sostengono che San Pardo visse tra la fine del VI e la prima metà del VII secolo.

Un dato interessante è offerto dal noto Storico Francesco Lanzoni che, nella sua opera sulle diocesi italiane, trattando di un Vescovo dauno di nome Pardo partecipante nell’anno 314 al Concilio di Arles, nota città della Francia, in Provenza, sulle rive del Rodano, non esclude che il San Pardo venerato a Larino possa essere proprio quel “Pardus episcopus” presente all’assise convocata dall’Imperatore Costantino per tentare di risolvere la controversia donatista.

Studiosi contemporanei danno per certo il Pardo del 314 appartenente alla comunità cristiana dauna di Salpi o Salapia, città romana fondata nel I secolo a. C., che sorgeva poco più di venti km a sud di Siponto, l’attuale Manfredonia e di poco a nord di Trinitapoli. C’è anche chi sostiene che si tratti di Arpi, antica città posta nei pressi dell’attuale Foggia.

Considerato che di un Pardo (appellativo da sempre non comune) Vescovo dauno dei primi secoli del Cristianesimo ci è stato tramandato finora un solo documento storico, e cioè quello in cui il suo nome figura chiaramente come terzo sottoscrittore degli atti conciliari approvati ad Arles nel 314, è lecito ritenere discretamente fondata l’ipotesi del Lanzoni sul fatto che il Presule in questione ed il San Pardo Patrono di Larino e diocesi siano la stessa persona.

Il culto dei Santi Martiri Larinesi PRIMIANO, FIRMIANO E CASTO, Compatroni di Larino e della diocesi, nei secoli

La presenza cristiana nel territorio di Termoli-Larino è testimoniata dal sacrificio dei Santi Martiri Larinesi: il 15 maggio ricorre la loro festa

Nota di approfondimento a cura di Giuseppe Mammarella, responsabile dell’Archivio storico diocesano e della Biblioteca

Sono ben tre le chiese dedicate ai Santi Martiri Larinesi nella città frentana. A quella, di nuova costruzione, sorta su una pietra del Santo Sepolcro che il Vescovo mons. Costanzo Micci riportò, nel 1963, appositamente da Gerusalemme, consacrata nel 1982 ed elevata al grado di Santuario dall’attuale Presule mons. Gianfranco De Luca, va aggiunta l’altra della “Visitazione” (titolo che si identifica con il più noto di “Beata Maria Vergine delle Grazie”). 

Per quest’ultima, realizzata nei primi anni Trenta dell’Ottocento e dichiarata parrocchia nel 1937, ci sono diversi documenti che lo attestano tra cui l’epigrafe, un tempo posta a destra dell’ingresso, la cui parte iniziale recitava testualmente (libera traduzione dal latino): “Vincenzo La Rocca, Vescovo di Larino […] con rito solenne consacrò questa chiesa […] in onore della Visitazione e dei Santi Martiri Primiano, Firmiano e Casto […]” (Archivio Storico Diocesano).

Inoltre, la basilica cattedrale, dove negli anni Trenta del Settecento, sul soffitto della navata centrale furono dipinti “tre gran quadri: uno, che rappresenta(va) l’Assunzione della Beata Vergine, antica titolare della Chiesa; l’altro S. Pardo […]; il terzo S. Primiano […], S. Firmiano e S. Casto […]” (G. A. Tria, “Memorie…”, Roma 1744, p. 201), secondo le informazioni che ci offrono documenti d’archivio, è dedicata, oltre all’Assunta ed a San Pardo, anche ai Santi Martiri Larinesi.

A questo punto va ricordato che al primo dei tre Martiri, San Primiano, è intitolata anche la chiesetta sorta nei primi anni del Settecento accanto ai resti di un tempio paleocristiano e proprio su quelli del prestigioso monastero benedettino omonimo; questo piccolo sacro edificio, dalla prima metà dell’Ottocento è chiuso dal cimitero che, fin dalle origini, insieme alla vasta area circostante, porta ancora oggi il nome di “San Primiano”.

La memoria del culto e della venerazione dei Santi Martiri Larinesi è da sempre molto viva. La celebrazione della loro festa nella diocesi di Larino assunse una maggiore incisività a seguito del particolare riconoscimento ufficiale di Papa Benedetto XIV giunto il 20 settembre 1741. Quel “Proprio” (insieme di testi liturgici inseriti in un Calendario particolare scelto per ogni singola Chiesa locale), contiene orazioni e lezioni di alcuni Santi della circoscrizione ecclesiastica frentana, comprese quelle legate ai Ss. Martiri Larinesi, con l’indicazione del grado con cui celebrare le loro festività “e cioè di S. Primiano con Rito doppio maggiore, come di Padrone meno principale li 15 Maggio […] e di S. Firmiano e S. Casto, il giorno appresso (16 maggio) con rito semidoppio” (Archivio Storico della S. Congregazione per le Cause dei Santi – Decret. S. C. dei Riti, “Officia Sanctorum…”, vol. 1739-1741, fol. 376 -).

Prima del 1741, come si rileva da un “Officia Propria Sanctorum Beneventanae Provinciae” e pertanto anche “ad usum Huius Sanctae Larinensis Ecclesiae”, dato alle stampe a Napoli nel 1733, la festa (il “dies natalis”) di San Primiano ricorreva, come oggi e da tempo immemorabile, il 15 maggio, mentre quella di San Firmiano e di San Casto il 22 maggio (op. cit., pp. 55, 63-64).

Al “Proprio” del 1741 ne seguirono altri tra cui quelli di mons. Carlo De Ambrosio che fu Vescovo di Larino dal 1775 al 1796 (non è citato il luogo e l’anno di stampa), di mons. Vincenzo La Rocca (Benevento 1834), di mons. Francesco Giampaolo (Campobasso 1872) e di mons. Costanzo Micci (Larino 1961).

La presenza cristiana nell’attuale territorio della diocesi di Termoli-Larino, in particolare, è documentata all’inizio dei IV secolo dal sacrificio dei Santi Martiri Larinesi. 

A Larino, città tra le più antiche e ricche di storia ed al centro di una rete viaria di primaria importanza, è attestata l’organizzazione di una comunità di cristiani, proprio nel periodo indicato, grazie alla memoria dei suoi Martiri, trucidati sotto Diocleziano tra il 303 ed il 304.

Di loro, purtroppo, come per tutti gli altri anche più conosciuti eroi della fede, sappiamo poco, ma ciò non deve destare meraviglia perché, come è noto, salvo qualche rara eccezione, non si hanno fonti storiche scritte, contemporanee o immediatamente successive, sulla vita e le opere di coloro i quali testimoniarono, agli albori del cristianesimo, la propria fede con il sacrificio della vita.

Il loro culto era ben saldo già nel corso del primo millennio. Per i primi secoli, oltre alla ininterrotta tradizione orale, esiste una preziosa documentazione archeologica e cioè il tempio paleocristiano del IV o V secolo a loro dedicato. Merita menzione anche la lapide, posta sulla cavità dei loculi, risalente all’VIII o IX secolo e presente quando, a metà IX secolo, i corpi dei primi due Martiri (Primiano e Firmiano) furono traslati a Lesina città di cui divennero subito Patroni principali. Per il secondo millennio, invece, sono numerose le altre prove che ne attestano la venerazione. 

Dal 1598, i resti mortali dei Ss. Martiri Larinesi Primiano e Firmiano sono custoditi nella Basilica dell’Annunziata di Napoli; quelli di San Casto, rimasti sempre a Larino, dovrebbero trovarsi ancora nella locale chiesa dedicata alla “Visitazione” ed ai “Santi Martiri Larinesi” di Piazza dei Frentani (cfr., tra gli altri, V. La Rocca, “Officia Propria Sanctorum Patronorum Ecclesiae Larinensis…”, Benevento 1834).

Larino, cordoglio della Diocesi per la scomparsa della sorella di mons. Michele Valentini

Il Vescovo, mons. Gianfranco De Luca, il Presbiterio e la comunità della Diocesi di Termoli-Larino, partecipano al dolore che ha colpito mons. Michele Valentini, cancelliere della Curia vescovile e parroco di Portocannone, per la morte della cara sorella Assunta: “In comunione di preghiera e fortificati dalla fede affidiamo la sua anima al Signore Gesù Cristo esprimendo un sentimento di vicinanza affettuosa a don Michele”.
I funerali saranno celebrati martedì 10 settembre 2019, alle 10, nella chiesa della Beata Maria Vergine delle Grazie a Larino.