);

Coronavirus, Facciolla chiede la zona rossa in basso Molise

Il numero dei contagi sale in modo vertiginoso in Basso Molise. Il monitoraggio degli ultimi due giorni riporta in modo inequivocabile il dato che ben il 30% dei nuovi positivi è di Termoli, il 50% se si considerano le due città di Termoli e Campomarino.

Gli ospedali non hanno più posto in terapia intensiva e i nostri malati iniziano ad essere trasferiti fuori regione, per ora a Vasto.

Cos’altro dobbiamo aspettare ?

Toma e Florenzano dormono e non abbiamo al momento nessuna notizia che il sindaco di Termoli abbia fatto richiesta formale al presidente ma sta di fatto che Termoli deve essere dichiarata immediatamente zona rossa. 

Bisogna cercare di impedire in tutti i modi che il virus possa continuare a diffondersi con questa rapidità proprio perché non possiamo garantire un’offerta sanitaria adeguata.

La zona rossa è una misura preventiva, non aspettiamo come nel caso di Campomarino, che la situazione sia già fuori controllo.

E’ un dato di fatto che da quando Campomarino è diventata zona rossa i contagi hanno iniziato a rallentare.

Urge trovare adesso soluzioni di contenimento del virus. Serve dichiarare immediatamente la zona rossa per Termoli.

Facciolla (PD), assistenza tecnica la Regione lascia a casa circa 100 lavoratori

100 persone. 100 famiglie che perdono il lavoro. È quanto afferma il consigliere regionale del Partito Democratico, Vittorino Facciolla.

“Questi sono i numeri della Regione Molise che ha deciso di non rinnovare i contratti per l’assistenza tecnica FSC E PSR.

Si tratta per lo più di giovani lavoratori sui quali, negli anni precedenti, si è fortemente investito in formazione e corsi di specializzazione al fine di migliorare la loro professionalità e renderla più adatta a quanto veniva richiesto dalla struttura regionale e dagli Enti facenti parte della Regione.

Ad oggi – continua Facciolla – siamo tutti consapevoli che interi comparti della Regione Molise non possono fare a meno del prezioso contributo di questi professionisti dell’assistenza tecnica. Eppure chi oggi guida la Regione ha scelto di non rinnovare loro i contratti producendo un doppio danno: da un lato la mancanza di prospettiva e certezza economica per questi professionisti e per le loro famiglie, dall’altra un ulteriore rallentamento e difficoltà per gli uffici della Regione che per moltissime attività sapevano di poter contare sull’apporto di questi lavoratori.

Quando si provvide ad assumere questi circa 100 lavoratori non c’era la possibilità di contrattualizzarli a tempo indeterminato ma oggi sarebbe possibile, se non  dovuto, immaginare un percorso di prosecuzione della loro attività lavorativa, finalizzata anche ad una loro futura stabilizzazione, così come previsto in un precipuo protocollo sottoscritto durante la passata legislatura.

Purtroppo restano incomprensibili le logiche per cui anziché investire sul patrimonio umano formato e già esistente si preferisce che lo stesso venga disperso (al punto che alcuni di questi professionisti stanno già trovando impiego presso altre regioni limitrofe) e non c’è ragione per non rinnovare i circa 100 contratti proprio ora, in piena crisi economica post Covid.

Quello che è chiaro è che laddove prevale l’arroganza e l’improvvisazione amministrativa non potrà mai esserci una reale prospettiva di miglioramento in ambito pubblico”.

Avv. Vittorino Facciolla
Consiglio Regionale del Molise – Gruppo Consiliare Partito Democratico

“In tutta Italia arrivano i fondi per l’agricoltura, in Molise Cavaliere balla con i cinghiali” la denuncia di Facciolla (PD)

Da balla coi lupi a balla con i cinghiali il passo è breve.

L’assessore Cavaliere si lamenta perché ‘sente riecheggiare il mio nome nelle stanze dell’assessorato all’Agricoltura’ in via Giambattista Vico.

Purtroppo è così e farà bene l’assessore ad abituarsi a questa situazione fino a quando non capirà che per invertire questa tendenza dovrà iniziare a lavorare seriamente per il bene di questa regione e per uno dei comparti, quello dell’Agricoltura, che fino a due anni fa fungeva da traino per il Molise mentre ora è fanalino di coda.

In tutti questi mesi gli imprenditori agricoli molisani e il comparto della pesca hanno atteso invano un po’ d’attenzione e soprattutto azioni concrete che potessero garantire sostegno e soprattutto visione e programmazione per il futuro degli ambiti dell’Agricoltura e della Pesca.

Invece niente.

E tutto questo con il silenzio complice delle conniventi associazioni di categoria.

Poi, finalmente, alcuni giorni fa, qualcosa ha attirato la mia attenzione. Un post sulla pagina Facebook del PSR (Piano di Sviluppo Regionale) e mi sono detto, era ora! E invece…..il post parlava di caccia al cinghiale….

Qualcuno vuole spiegarci cosa c’entra la caccia al cinghiale con il Piano di Sviluppo Rurale???

Forse la visione di Cavaliere per il Molise è quella di un popolo di cacciatori, non troppo lontana da quella dell’homo sapiens.

Scherzi a parte.

Mentre da noi non si sviluppa alcuna azione e c’è un immobilismo totale, a poche centinaia di chilometri dal Molise le cose stanno in modo ben diverso.

In tutte le regioni d’Italia stanno arrivando i fondi ed i contributi. Le regioni limitrofe, solo per fare un esempio Campania e Friuli Venezia Giulia, hanno intrapreso un percorso virtuoso che risolleverà l’agricoltura delle loro regioni grazie al reperimento di fondi provenienti dal Patto per il Sud e stanziamenti della Commissione Europea.

Si tratta di un vero e proprio patto socio economico che, nello specifico la Regione Campania ha dedicato al settore agricolo, della pesca e dell’acqua coltura.

Saranno erogati bonus alle aziende agricole per un totale di 45 milioni di euro, bonus per il florovivaismo per 10 milioni di euro, bonus per la pesca acquacoltura per 5 milioni di euro, bonus per il comparto bufalino per 10 milioni di euro.

Già da alcuni giorni in Campania le aziende agricole e quelle legate ai diversi ambiti possono presentare le domande per il sostegno economico.

Qualcuno di voi sa se qualcosa del genere è mai stato proposto per il Molise dall’assessore Cavaliere?

Sapete per caso quanti milioni di euro arriveranno nella nostra regione per sostenere l’agricoltura e la pesca?

Ad oggi nessuno sa ancora niente, assessore non pervenuto, ma forse l’unico modo per farsi notare da lui sarà andare nei boschi ad uccidere cinghiali.

Avv. Vittorino Facciolla

Consiglio Regionale del Molise – Gruppo Consiliare Partito Democratico

Facciolla (PD), “fondi alla Pineta di Campomarino merito mio, Cavaliere racconta favole”

Da un paio di giorni l’assessore all’Agricoltura Nicola Cavaliere proclama a gran voce l’arrivo di due milioni e mezzo di euro per la valorizzazione della Pineta di Campomarino e dice di star valutando la possibilità che una parte di quel denaro venga utilizzato anche per la Pineta di Petacciato.
In pratica una manna dal cielo per la quale, ovviamente, l’assessore si prende il merito di essere stato il deus ex machina in grado di sbloccare il finanziamento.
Niente di più falso.
Semmai il merito di Cavaliere è l’esatto contrario ovvero quello di BLOCCARE il finanziamento.
Ed ecco come.
Il finanziamento è stato previsto nel Patto per il Molise con l’amministrazione Frattura nel luglio 2016 e tali somme sono state messe nella disponibilità della Regione solo a dicembre 2017 ovvero 3 mesi prima della fine del mandato elettorale.


Cosa è stato fatto dal dicembre 2017 ad oggi? Niente di niente.
Il ritardo che c’è oggi è addebitabile solo ed esclusivamente all’attuale governo regionale e nello specifico all’assessore Cavaliere che, diversamente da quello che dichiara, non ha fatto nulla per sbloccare il finanziamento ma semmai lo ha bloccato perché ad oggi, carte alla mano, non esiste alcuna formale concessione di finanziamento: tipico comportamento da prima repubblica.
Voglio precisare che proprio per la lentezza dei programmi il sottoscritto nel 2016 attraverso i fondi disponibili nel Programma di Sviluppo Rurale ha provveduto a finanziare l’intera pulitura della Pineta di Petacciato e programmato lo stesso intervento nella pineta di Campomarino.
Questa è la differenza tra la politica concreta ed operativa e quella fatta di chiacchiere.
Questa è la differenza tra la narrazione di una storia e quella di una favola.

Sanità, Facciolla (PD) “ampliare il raggio d’azione”

Cosa è successo ieri nell’aula del Consiglio regionale? Si è discusso il monotematico sulla Sanità e chi vi ha partecipato ha potuto assistere a una vera e propria battaglia. Una battaglia che ogni rappresentante del territorio ha fatto erroneamente per il suo elettorato, per i suoi cittadini di riferimento, per il lembo di terra molisana che rappresenta. 

Questo non significa che i rappresentanti politici non abbiano a cuore il territorio. Anzi, forse erroneamente, lo hanno troppo a cuore per ciò che riguarda lo specifico interesse delle persone che rappresentano.

Lo sforzo che tutti dovremmo fare, ed è quello che noi del PD abbiamo fatto, è quello di ampliare il raggio d’azione, il raggio di interesse ovvero avere un punto di riferimento più ampio ossia i 300.000 cittadini molisani che sono tutti uguali e che stanno perdendo giorno dopo giorno il diritto alle cure, il diritto alla Sanità. 

Quello che noi del PD abbiamo fatto in tutti questi mesi che hanno preceduto la pubblicazione del POS è stato quello di cercare di capire, di accettare la situazione e le condizioni di un default economico ormai irreparabile, di comprendere cosa sia nei dettagli il decreto Balduzzi e opporsi fermamente a che questo venga applicato perché, come ho ribadito nell’intervento di ieri mattina durante l’audizione con i commissari ad acta, il decreto Balduzzi non può e non deve essere applicato al Molise perché non vi sono le condizioni per farlo prima fra tutte l’impercorribilità delle nostre strade, la carenza di infrastrutture che consentano in tempi brevi di raggiungere i presidi sanitari che rimarrebbero sul territorio.

Quello che tutti i nostri cittadini si aspettano dalla Politica sono soluzioni e le soluzioni si trovano con il confronto, con la fatica, con la battaglia estenuante condotta nelle aule e nei luoghi preposti, con la negoziazione. 

La Politica è concertazione, confronto, rispetto delle idee dell’avversario e rinuncia alle proprie posizioni pur di arrivare a un risultato condiviso.

Nel caso del PD poi la politica è anche generosità perché ieri il Consiglio al termine dei lavori ha approvato un atto che ricalca fedelmente il documento scritto dalla direzione regionale del PD e che prevede il superamento del Balduzzi la contrarietà al commissariamento e la scelta dei commissari di rivolgersi ad Agenas.

Un atto, quello approvato ieri in Consiglio, che altro non è che una copia annacquata e diluita del documento prodotto dal Pd che, contrariamente alla Maggioranza regionale che sembra accorgersi del problema Sanità solo ad intermittenza o davanti alle telecamere, ha attivato un tavolo permanente sul tema.

Siamo soddisfatti di questo risultato seppure consapevoli che la strada da fare è ancora lunga per difendere la nostra Sanità ma non ci tireremo mai indietro e non abbandoneremo mai la costruzione Democratica di questo Paese,

Rappresentanza di genere, Fanelli e Facciolla contro Toma ma dimenticano i cinque anni di Frattura

La politica molisana, lo sappiamo, ha la memoria di un avannotto di pesce rosso, pari allo zero se non oltre. Cosi capita che le due EFFE, Facciolla/Fanelli del PD lanciano strali e fatture contro Toma colpevole di non rispettare la cosi detta “parità di genere” in giunta regionale, non rispetta cioè la quota femminile tra gli assessori, tutti maschi. Tralasciando i pensieri e le posizioni sulla parità di genere e le quote rosa, un’offesa alle donne più che un premio. Le due EFFE, appunto come due avannotti di pesce rosso, dimenticano, candidamente e senza vergogna alcuna, che il loro “presidentissimo” Frattura, nei cinque anni di mandato fece la stessa identica cosa, infatti, nemmeno Frattura rispettò le famose quote rosa o parità di genere. Oggi, sempre candidamente e sempre senza vergogna, vengono a dirci che Toma è un sessista e maschilista.

Nella sede del Consiglio regionale, oggi pomeriggio, si è svolta la conferenza stampa dei consiglieri Micaela Fanelli e Vittorino Facciolla, indetta dopo la non approvazione della proposta di legge del Gruppo Pd per garantire, dalla prossima legislatura, la presenza di entrambi i generi negli organi di governo della Regione Molise.

“Una delle pagine più buie di questa legislatura – il primo commento del capogruppo Fanelli – nel metodo e soprattutto nel merito. Perché con il diniego alla proposta della quota rosa in Giunta, si è innanzitutto bocciato un principio etico e di civiltà. Si è deciso, ancora una volta, di negare l’uguaglianza dei sessi in una regione che non conosce parità sul lavoro, che non riconosce strumenti attivi per favorire l’impiego femminile (per gli asili nido e le classi primavera abbiamo dovuto promuovere mille battaglie quest’anno), che non ha nelle proprie corde la promozione di nessuno degli strumenti per favorire le positive actions. Si è negata, inoltre, la possibilità di tornare ad emendare la legge, migliorarla, trovare la convergenza fra tutte le forze politiche su un argomento dove il tatticismo, le differenze, gli steccati devono essere superati, per proiettare il Molise verso il futuro, invece di tenerlo ancorato al passato”.
“Una profonda scorrettezza anche sul versante della prassi sempre adottata in Consiglio Regionale – ha aggiunto il Consigliere Facciolla – dove la prassi istituzionale e il rispetto fra colleghi ha sempre portato al rinvio degli ordini del giorno, quando richiesto, alla seduta successiva. Così accaduto quando la maggioranza ci ha chiesto di rinviare la discussione della nostra proposta di legge, che ricordiamo era stata licenziata in Prima commissione, anche con i voti favorevoli dei consiglieri di maggioranza”.
Nel corso della conferenza stampa, è stata data lettura anche delle note fatte pervenire dalle Consigliere Filomena Calenda e Aida Romagnuolo. La prima che ha ricordato di aver sempre sostenuto l’emendamento che avrebbe garantito, dalla prossima consiliatura, la rappresentanza di genere nell’esecutivo, e quindi la presenza di quote rosa. Rammaricata del fatto che mentre l’Umbria ha eletto un Presidente della Regione donna, in Molise, la cultura maschilista, numericamente superiore, detta le regole.Mentre Aida Romagnuolo, nella sua nota, riferendosi a quanto accaduto martedì sera in Consiglio, ha parlato dell’ennesimo colpo mortale inferto ad un Molise che non ha nessuna voglia di morire. Un voto, ha continuato, dal quale dissociarsi, perché contro i molisani, perché contro una legittima, giusta, corretta proposta di legge che prevedeva la presenza di una donna in Giunta”.

La Consigliera dei 5 Stelle Patrizia Manzo, che in aula ha votato a favore della proposta di legge, attraverso un comunicato stampa, ha affermato che la norma sulla rappresentanza di genere avrebbe meritato più rispetto, anziché arroccarsi dietro un iniquo immobilismo che rischia troppo spesso di cristallizzarsi in quel triste fenomeno definito esclusione sociale.In conclusione, è stato ricordato che la battaglia per la parità di genere non è ancora terminata e che dinanzi al Tar Molise pende il ricorso contro i decreti di nomina degli Assessori, tutti uomini, in violazione dell’articolo 51 della Costituzione e delle leggi europee, che garantiscono la presenza delle donne negli organi esecutivi delle istituzioni. Così come avviene nelle altre Regioni italiane…tranne in Molise.

Prima direzione nazionale Pd post Renzi, cambiamenti e attenzione ai territori presente anche Facciolla.

Il segretario regionale del Partito Democratico, Vittorino Facciolla, ha preso parte ai lavori della prima direzione nazionale che il partito ha tenuto ieri, 23 settembre 2019 al Centro congressi di via Cavour a Roma.
“E’ stata una direzione nazionale molto sentita quella di ieri a Roma, la prima dopo l’uscita di Matteo Renzi dal Partito Democratico – ha dichiarato il segretario Facciolla -.

Tra i tanti interventi che si sono succeduti ho apprezzato quello di Vincenzo De Luca che, con il suo consueto stile schietto e diretto, ha parlato delle varie correnti interne al partito come di vere e proprie ‘metastasi’ che è necessario eliminare”.
Il governatore della regione Campania De Luca nel suo intervento ha inoltre sottolineato l’urgenza di un piano che consenta di assumere 200mila giovani al sud per ridare nuova linfa ai nostri territori e contrastare l’esodo dei giovani al nord o all’estero.
Il segretario Nicola Zingaretti ha richiamato tutti i presenti alla direzione nazionale all’unità e ha ribadito come il Pd sia sempre stato e continuerà ad essere il partito del riformismo. Nettamente contrario alla scissione è stato il ministro della Difesa Lorenzo Guerini che l’ha definita un ‘errore imperdonabile che a breve farà vedere le sue conseguenze anche sui territori’. 
“Non posso non condividere una certa preoccupazione per quelli che potrebbero essere gli esiti di questa scissione politica sui nostri territori – ha sottolineato il segretario Facciolla -. Io credo sia naturale che un partito attraversi queste fasi di transizione e cambiamento ma allo stesso tempo resteremo vigili e attenti e non permetteremo che i nuovi assetti politici ed economici danneggino il nostro ma anzi spero che si inneschino nuovi processi virtuosi che favoriscano la ripresa dell’economia e quindi lo sviluppo dei nostri territori”.

Contratti Istituzionali di Sviluppo, il PD vuole sapere quali criteri adottati per i finanziamenti

Quali sono stati i criteri di valutazione utilizzati per la scelta dei progetti finanziati dal Contratto Istituzione di Sviluppo del Molise? Sono stati ascoltati, preventivamente, i territori, per delineare la condizione di contesto regionale? Perché si è scelto di assecondare una miriade di piccole e medie progettualità, invece di convogliare tutti i fondi su un’unica infrastruttura strategica, che il Partito Democratico aveva indicato nel potenziamento della statale 647 Bifernina? E ancora, perché non è stata utilizzata parte del plafond a disposizione per coprire il disavanzo sanitario e ridurre, in questo modo, le imposte regionali sulle imprese?

Sono questi alcuni degli interrogativi sollevati questa mattina, in conferenza stampa, dai consiglieri regionali del Partito Democratico Vittorino Facciolla e Micaela Fanelli, che hanno incontrato gli organi di informazione per illustrare l’interrogazione urgente presentata sul Contratto Istituzionale di Sviluppo e affrontare diversi altri aspetti connessi al diffuso malcontento generato da quello che, nelle intenzioni della Regione e del Governo nazionale, doveva essere l’azione più importante per la ripresa produttiva del Molise.

“Attraverso la nostra interpellanza – ha esordito Vittorino Facciolla –  abbiamo chiesto al Presidente Toma, che sul Cis, come da lui dichiarato, avrebbe dovuto esercitare il ruolo di coordinatore degli altri quattro valutatori regionali (oltre la Regione Molise, le Provincie di Campobasso e Isernia e i Comuni di Campobasso e Isernia), qual è stato il metodo utilizzato per l’individuazione delle priorità finanziabili, se sono stati fissati obiettivi strategici, se c’è stata unanimità nelle scelte, quanti Sindaci sono stati ascoltati preventivamente.

Perché è forte il dubbio che non vi sia stata alcuna direzione, e che alla fine si sia scelta la strada di un inutile finanziamento a pioggia che, per esempio, ha premiato con oltre 130 milioni (sui 220 disponibili) la valorizzazione dei tratturi – sicuramente meritevoli di attenzione – a fronte di un sistema stradale in profonda difficoltà.

Una questione di metodo – ha aggiunto Facciolla – sbagliato sul Cis, corretto invece sul problema del punto nascite di Termoli, dove l’intero Consiglio regionale ha accolto la nostra richiesta per trasformare la nostra interpellanza in un ordine del giorno all’attenzione del Consiglio monotematico sulla sanità convocato per il prossimo 24 luglio. Sul Contratto di Sviluppo, siamo ancora nelle condizioni di modificare le decisioni assunte e graduare, sulla scorta delle reali esigenze del Molise, l’elenco finale degli interventi ammessi. Ma, soprattutto, deve essere chiaro un concetto: che non stiamo contestando il singolo progetto del singolo Comune, ma il metodo utilizzato per la scelta dei vincitori”.

“Stiamo scrivendo una delle pagine peggiori della storia della Regione Molise – ha detto Micaela Fanelli nel suo intervento – e a nulla sono valsi i nostri appelli affinché fosse il Consiglio Regionale a fornire i criteri per individuare le scelte di indirizzo strategico. Nel settore pubblico, si è preferito finanziare una visione romantica del Molise, i tratturi, invece di una moderna e dinamica, come le infrastrutture strategiche. Sul versante privato, la nostra idea era di utilizzare parte delle risorse del Cis per coprire il disavanzo sanitario. In questo modo permettendo di superare l’automatismo legislativo dell’innalzamento delle imposte sulle imprese e favorire, in questo modo, l’intera economia regionale. In più, perché una singola azienda, non si capisce sulla scorta di quale procedura, si è vista accordare un finanziamento di dieci milioni di euro per Campitello Matese, mentre, per esempio, quelle che vogliono accedere ai bandi della Regione debbano affrontare una enorme complessità burocratica per soli 25mila euro?”.

La richiesta del Partito Democratico avanzata al Presidente Toma resta dunque quella di chiarire in aula i criteri ed i passaggi burocratici che hanno portato alla scelta dei progetti finanziati dal Cis e procedere alle correzioni consequenziali.

Regione, fondi CIS Facciolla e Fanelli chiedono una revisione della graduatoria

Quali sono gli “obbligatori criteri di strategicità, cantierabilità ed addizionalità” utilizzati per valutare i progetti proposti al finanziamento del Contratto Istituzionale di Sviluppo?
E se è vero, come dichiarato dal Presidente della Giunta, che la Regione Molise “farà da coordinatore di questi enti, tant’è che prima della valutazione dei progetti li ho convocati, riuniti, ci siamo confrontati sui criteri più che altro univoci da utilizzare”, l’elenco di progetti approvati è rispondente all’analisi di contesto regionale dichiaratamente effettuata?


Lo hanno chiesto al Governatore Toma, attraverso un’interpellanza urgente, i consiglieri regionali del Partito Democratico Vittorino Facciolla e Micaela Fanelli, dopo la pubblicazione dell’elenco dei progetti approvati e finanzianti dal Cis e delle numerose rimostranze, anche da parte di esponenti della maggioranza in Consiglio regionale, nel sottolineare l’illogicità e la disarmonia valutativa del metodo utilizzato.
Il Partito Democratico, ha altresì interrogato il Presidente se vi sia stato un previo accordo con gli altri valutatori istituzionali regionali, per l’espressione di voto in relazione alle diverse progettazioni proposte e, in caso di accordo preventivo con gli altri valutatori istituzionali regionali, quale sia stato il giudizio sui diversi progetti e, in ogni caso, qual è stata l’espressione di voto della Regione Molise e se l’elenco di progetti approvati sia rispondente all’analisi di contesto regionale dichiaratamente effettuata.
“Restiamo dell’avviso di convogliare l’intero finanziamento su un’unica opera di importanza strategica, che come Partito Democratico da tempo abbiamo indicato nel primo miglio del potenziamento della Statale 647 Bifernina – hanno dichiarato Facciolla e Fanelli – E nonostante le roboanti rassicurazioni di Toma sul percorso di valutazione, approvazione e finanziamento dei progetti presentati, appare chiaro che non si sia seguito alcun filo logico nella scelta delle proposte e il risultato del minestrone istituzionale è stato quello di non tenere in alcun conto le reali necessità del territorio, con la Regione Molise chiaramente e colpevolmente estromessa dalla valutazione preventiva e dal giudizio finale, che non ha soddisfatto nessuno. Per cui, sollecitiamo il Governatore ad attivarsi immediatamente per chiedere una modifica, anche parziale, della graduatoria dei progetti finanzianti dal Cis, per non disperdere in mille rivoli le opportunità di sostegno economico offerte dal Contratto Istituzionale di Sviluppo”.

Crisi Idrica, Facciolla (PD) l’acqua del Matese non basterà alle popolazioni del basso Molise

Basso Molise, la crisi idrica continua. A parlarne, ancora una volta, il consigliere regionale del Pd Vittorino Facciolla che, proprio nella giornata odierna, in occasione dell’assise regionale, ha ottenuto una risposta alla sua interpellanza urgente inerente la problematica.

Non ci sono buone notizie non solo perché il molisano centrale, che non ancora entra in funzione a pieno regime, è già interessato da alcune rotture– afferma Facciolla- ma specie perché dalla risposta avuta non ci è stato garantito il trasferimento costante del quantitativo minimo di acque necessario alle nostre popolazioni”.

Dei 500 litri al secondo che necessitiamo– continua- ci saranno trasferiti, peraltro senza continuità, non più di 300 litri, salvo problemi al potabilizzatore e sperando nel perfetto e continuo funzionamento delle pompe di sollevamento. Meglio la verità, sempre”.