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Commissione regionale Antimafia, Nola (M5S): “molte criticità sul territorio”

“Conclusi i lavori della Commissione consiliare speciale a carattere temporaneo di studio sul fenomeno della criminalità organizzata in Molise, ho disposto la trasmissione del Rapporto conclusivo, approvato all’unanimità dai Commissari, al Consiglio e alla Giunta regionali per le deliberazioni di competenza.
Tanti e importanti i temi che emergono dal Rapporto, a partire dal numero troppo elevato dei soggetti destinati al confino nel territorio molisano e alla necessità che le inchieste della magistratura riguardanti reati amministrativi e ‘colletti bianchi’ siano concluse al più presto.
Ma sono tante e importanti anche le proposte operative avanzate, ad esempio, quella che punta a sostenere le imprese attraverso la costituzione di un unico Confidi regionale. Una iniziativa con cui vogliamo lanciare un chiaro segnale di attenzione alle difficoltà degli imprenditori locali nell’accesso ai finanziamenti, in modo da combattere i reati legati all’usura, e al contempo offrendo un contributo operativo all’incisiva azione sul territorio che già svolgono le Forze dell’ordine, la magistratura, le associazioni, i sindacati, le scuole, le famiglie e i soggetti istituzionali.


Il Rapporto sui lavori della Commissione sottolinea anche l’esigenza di costituire un Osservatorio sulla Legalità permanente con caratteristiche di organo consultivo a carattere tecnico-scientifico per la promozione della cultura della legalità e che sia di supporto al Consiglio e alla Giunta regionali. Un organo che accolga tutte le competenze e le esperienze già attive sul territorio.
Per conferire massima funzionalità all’Osservatorio sulla Legalità, sarà importante attivare una apposita convenzione con l’Università degli studi del Molise garantendo stage dedicati a studenti adeguatamente profilati e sensibili alle delicate materie da approfondire e divulgare.
La Commissione, che ho avuto l’onore di presiedere, ha anche collaborato alle attività del ‘Coordinamento delle Commissioni e Osservatori sul contrasto alla criminalità e la promozione della legalità’ a livello nazionale, nell’ambito del quale sono stati definiti tre ulteriori progetti che riguardano i beni sequestrati, l’accoglienza di minori provenienti da famiglie mafiose, le modifiche e le integrazioni al Codice dei contratti pubblici in favore delle imprese che denunciano tentativi di infiltrazione criminale all’interno dell’attività imprenditoriale.
Il Rapporto conclusivo, infine, evidenzia l’assoluta necessità di svolgere una capillare e continua attività di informazione per prevenire, combattere e arginare l’estendersi dei reati usurari e il dramma della droga che coinvolge e stravolge la vita di migliaia di giovani e delle loro famiglie”.

Mozione di sfiducia a Toma, M5S “atto dovuto per i molisani”

“Una mozione di sfiducia figlia dei fatti e non di una posizione ideologica. Un atto dovuto e voluto non solo dal MoVimento 5 Stelle, ma da tanti cittadini, amministratori, tecnici e imprenditori che hanno perso la speranza. Il Molise è fermo, bloccato dal governatore Donato Toma, che interpreta le regole istituzionali a proprio uso e consumo, restando immobile davanti ai drammi regionali: lavoro, sanità, ambiente, turismo, solo per fare qualche esempio. Una deriva autoritaria che nuoce al Consiglio regionale, ma soprattutto al Molise.

Abbiamo deciso di presentare la mozione di sfiducia in questo periodo perché, dopo l’emergenza degli ultimi mesi, la nostra regione è a un bivio: può cambiare rotta e ripartire con basi politiche e istituzionali solide, oppure può continuare sulla strada attuale, che purtroppo non porta a nulla. Di qui il nostro appello a tutte le forze politiche: date concretezza ai dissensi espressi per mesi, diamo una voce a migliaia di cittadini che si sentono presi in giro, rispondiamo con i fatti all’allarme lanciato da interi settori della società.
In oltre due anni abbiamo assistito ai valzer sugli azzeramenti di Giunta: una farsa ripetuta per cambiare tutto senza cambiare niente, solo un modo per tenere alla frusta i riottosi. Intanto Toma ha accentrato su di sé le deleghe più pesanti senza dare risposte e svilendo il confronto: quello con il Consiglio regionale, teatro dell’approvazione di atti mai concretizzati, quello con le Commissioni, ridotte a deposito di proposte di legge mai discusse.

La XII Legislatura si sta rivelando la più improduttiva della storia del Molise in tema di atti normativi. Grave la mancata attuazione delle riforme su artigianato, commercio, attività estrattive, sistema lavoro, urbanistica, comunità montane, demanio marittimo e costa, concessioni idriche, cooperazione, settori ambientali, processo discendente europeo ed adeguamento a direttive.

Carenza di confronto anche con il partenariato, le forze sindacali e datoriali, l’associazionismo, la cooperazione sociale, ma anche con gli enti locali per i quali ancora manca una legge sulla Consulta delle autonomie. Una crisi di democrazia e di collegialità sublimata durante l’emergenza sanitaria Covid, affrontata con azioni tardive e scoordinate, una rete d’emergenza mal organizzata, con la malagestio dell’ordinario, con decisioni prese e poi annullate senza confronto né comunicazione.
E poi il fallimento sul lavoro. In due anni e mezzo non è stata risola una sola vertenza occupazionale, non è stata avviata nessuna riforma organica del settore, non è stato fatto nulla per l’integrazione dei migranti, nulla sulla conciliazione lavoro-tempo libero per le donne, fuori sistematicamente anche dalla Giunta.
La Regione ha avuto invece il coraggio di legare la sopravvivenza di centinaia di piccole e medie aziende ad un click sul web che ha creato disparità e messo in crisi tanti imprenditori. Finanche l’adesione alle Zes è ‘rovinata’ da parcellizzazione territoriale e dall’esclusione di aree importanti; gli interventi in agricoltura sono nulli; il settore trasporti vive nel caos per bocca degli stessi operatori.
Inoltre la Giunta non è riuscita a varare un Piano sociale regionale e pesa come un macigno il mancato rinnovo della misura relativa al Fondo per la non autosufficienza. E poi ancora, la riorganizzazione della macchina amministrativa mai avviata, l’informatizzazione rimasta una promessa, la trasparenza interna ed esterna limitata, le strategie regionali sulle aree interne in ritardo, la programmazione assente su scuola, formazione, cultura e turismo.

Ripetiamo: non è la visione di un’unica parte politica, ma la realtà davanti agli occhi di tanti cittadini che portano ‘sulla propria pelle’ i segni di un’azione di governo carente, inadeguata. L’amministrazione Toma è autoreferenziale, ripiegata su sé stessa perché queste cose comincia a percepirle e, non sapendo intervenire, ne ha paura. È invece il momento di riaprire la politica e le istituzioni ai cittadini, alla speranza, al futuro. Ciascun consigliere regionale ha la possibilità di riavviare il Molise: già solo se ognuno di loro riuscirà a guardarsi dentro, siamo certi che Toma sia arrivato al capolinea”.

Centro Covid al Vietri, M5S “il consiglio regionale ha raccolto le istanze del territorio Toma sempre più isolato”

L’atto d’indirizzo votato oggi in Consiglio regionale risponde alle richieste di tanti molisani: cittadini, sindaci, operatori sanitari. Individuare il Vietri quale centro covid è una scelta di buon senso, perché significa dedicare una struttura interamente al virus, quindi recepire le indicazioni ministeriali. Ma vuol dire anche alleggerire il principale ospedale regionale, il Cardarelli di Campobasso, ridando anche fiducia ai tanti molisani che hanno evitato di curarsi nella struttura campobassana per paura del contagio.
Il modello misto voluto da Regione Molise e Asrem è risultato infatti fallimentare per bocca di addetti ai lavori e utenti: non si possono costringere i cittadini ad attendere per servizi spesso erogati in un solo ospedale, parliamo di patologie tempo dipendenti, del trauma e oncologiche.


Nelle scorse settimane abbiamo incontrato operatori sanitari e tecnici regionali, abbiamo visitato gli ospedali, abbiamo parlato con cittadini e amministratori, argomentando l’importanza del Vietri centro covid quale punto di riferimento per la rete territoriale, la prevenzione, la riabilitazione, e spiegando la sua valenza per ridisegnare tutto il sistema sanitario regionale. Una struttura, tra l’altro, già dotata di un centro di terapia iperbarica e che può accogliere posti di terapia intensiva e subintensiva, strumentazione che oggi è utile al Vietri contro il covid, ma che domani potrà potenziare i servizi di tutti gli altri ospedali pubblici regionali. A questo aggiungiamo i 9 milioni di euro destinati dal Governo nazionale al Molise per assumere personale e realizzare, appunto, nuovi posti di terapia intensiva.
Davanti a tutto ciò Toma ha deciso di astenersi. Dopo aver annunciato, in pieno lockdown, la riapertura del Vietri, il governatore ha corretto il tiro, ha smentito, poi ha cambiato di nuovo idea, oggi ha contestato l’ipotesi con vuoti giri di parole.
Intanto, però, ancora attendiamo di conoscere i dettagli della sua proposta, quella che finora ha tratteggiato solo per sommi capi sui media. Il Consiglio e i molisani hanno il diritto di conoscere costi, tempi, modi del suo progetto. Finora, invece, solo annunci.
La sua astensione neanche ci stupisce: Toma è lontano dalla realtà, è politicamente poco lucido, crede di poter governare da solo, non ascolta i cittadini, né gli amministratori né i consiglieri della sua maggioranza. Con certe scelte, certi silenzi, certi giri di parole, si sta sfiduciando da solo.

Fallimento Click Day, M5S “i responsabili si dimettano”

Il fallimento del click day stravoluto dai vertici della Regione Molise porta varie firme. E varie solo le responsabilità del flop. Quella tecnica di Giuseppe Tondi, presidente di Molise Dati; quella politica del governatore Toma, che lo ha nominato e che ha puntato sulla corsa al click; quella, se vogliamo, istituzionale dell’assessore allo Sviluppo economico, Vincenzo Cotugno, che ha pensato bene di scomparire anche in questi giorni di difficoltà per migliaia di imprenditori e professionisti molisani. Il gran giorno delle piccole e medie imprese regionali in difficoltà e in attesa di finanziamenti post emergenza, infatti, si è tramutato in uno stillicidio per tanti molisani. Abbiamo verificato con i nostri occhi, per ore, i loro vani tentativi di accedere alla piattaforma per chiedere i fondi, in altri casi la difficoltà per compilare i campi richiesti, il loro stato d’animo, le loro imprecazioni. Il Mosem si è rivelato ancora una volta un vero disastro. Ma è l’intero sistema del click day ad essere sbagliato, in una regione con connessione lenta o inesistente, su un territorio per lo più montano e fatto di piccoli centri isolati. Insomma, legare la sopravvivenza di migliaia di piccole aziende molisane ad un ‘click’ è già di per sé vergognoso e irrispettoso di chi attende fondi per sopravvivere. Figuriamoci farlo in una regione come il Molise. Le difficoltà dei bandi per le grandi imprese non hanno insegnato nulla. Gli appelli al governatore Toma da parte degli Ordini di Commercialisti e dei Contabili per prorogare i termini del click day, sono caduti nel vuoto. In una situazione come quella che stiamo affrontando è impensabile scegliere le aziende da sostenere, addirittura mettendole in competizione tra di loro e ad armi impari. In questo delicatissimo momento storico, dovremmo lasciare da parte la competizione a vantaggio della solidarietà, guardandoci bene dal lasciare qualcuno indietro. Ogni azienda colpita dalla crisi, collegata all’emergenza sanitaria, avrebbe il sacrosanto diritto di essere aiutata dalle istituzioni. Ogni azienda che non riceve aiuti rischia il tracollo e, di conseguenza, rischia di lasciare sul lastrico decine di famiglie. Sarebbe più umano pensare a contributi meno cospicui, ma per tutti.

Oggi, il risultato di questa miopia è sotto gli occhi tutti. Un risultato, come dicevamo, frutto di precise responsabilità. Quella di chi è a capo della Molise Dati, che gestisce la piattaforma Mosem. Piattaforma che si era già bloccata col precedente “click day” dedicato alle aziende più grandi. Era quantomai atteso, se non scontato, un sovraccarico delle richieste con la procedura aperta alle piccole e medie imprese, decisamente più numerose. Tutti ci aspettavamo per lo meno un potenziamento del sistema. Ma la responsabilità del fallimento sono anche quelle di chi ha deciso, quasi imposto il click day e di chi, per ruolo istituzionale, dovrebbe tutelare tutte le aziende molisane, invece di lasciarle alla deriva. Tondi, Toma e Cotugno dovrebbero chiedere scusa e dimettersi. Ovviamente porteremo la questione in Consiglio regionale, per dar voce a chi non è stato ascoltato e per far venire fuori queste responsabilità. Se credono che la nostra sia solo strumentalizzazione politica, facessero un giro tra i piccoli imprenditori molisani.

Centro Covid al Vietri, Federico (M5S) “scelta lungimirante che può diventare eccellenza”

Nell’ambito dell’emergenza Covid, con il Decreto Rilancio, il Governo ha garantito al Molise risorse da utilizzare sulla rete ospedaliera e sul personale. Per il primo ambito sono previsti 7 milioni di euro da destinare anche a 14 posti di terapia intensiva in più, mentre per il personale sono in programma 2,2 milioni di euro tra incentivi e ulteriori assunzioni. In pratica Governo e Ministero, tramite il Commissario straordinario per l’emergenza Arcuri e la Protezione civile, garantiscono risorse per rendere strutturali gli interventi effettuati negli ospedali durante l’emergenza e farli essere compatibili con i servizi ordinari in modo da proteggere operatori e cittadini dal contagio e farsi trovare pronti in caso di ritorno del virus.
Entro il 17 giugno prossimo, il governatore del Molise dovrà presentare al Ministero della Salute un programma operativo della rete ospedaliera Covid, un piano completo che abbracci l’intera regione. Ora, quindi, la priorità deve essere una: superare la promiscuità tra pazienti Covid e non Covid all’interno dell’ospedale Cardarelli. Questo perché la struttura di Campobasso è hub regionale, è l’unica a gestire le urgenze con una Rianimazione per qualsiasi patologia ed è un punto di riferimento per tutte le patologie, un unicum in Italia.


In questo contesto la possibilità di utilizzare il Vietri per trattare i pazienti Covid è una possibilità che va colta con intelligenza e lungimiranza, una possibilità importante per la quale le circolari ministeriali danno varie prospettive. In questo senso ritengo che se davvero vogliamo dare a Larino una prospettiva che vada oltre l’emergenza, pur rimanendo nell’ambito del contrasto al Covid, dobbiamo ancorare il Vietri alla medicina del territorio, alla prevenzione del virus, alle dimissioni protette di quanti hanno sofferto ma non possono ancora tornare nelle proprie abitazioni, e alla riabilitazione. Quest’ultimo aspetto, in particolare, renderebbe il Vietri un polo d’eccellenza unico in Italia. Accanto a queste funzioni, l’utilizzo della camera iperbarica sarebbe il fiore all’occhiello a garanzia di un servizio al cittadino concreto e completo.
Le indicazioni dei tecnici del Ministero della Salute sono chiare: le terapie intensive vanno realizzate o rafforzate solo dove sono già presenti, in modo da evitare le ‘cattedrali nel deserto’ che nelle ultime settimane abbiamo visto in altre parti d’Italia. Al Vietri, dal punto di vista tecnico, è già possibile realizzare posti di terapia intensiva. Su questo punto ora attendiamo le valutazioni che faranno il commissario Giustini, il Ministero della Salute e attendiamo la proposta del governatore Toma che ha una valenza politica, tecnica ed economica. Economica, perché se il Vietri centro Covid rientrerà nel Piano proposto dal Governatore, per rimodularlo sarà possibile utilizzare i fondi del governo nazionale, altrimenti dovrà essere il sistema sanitario regionale a farsene carico e non è un dettaglio.
Insomma sosteniamo la scelta del Vietri ma in un’ottica ampia, per rendere la struttura strategica, una eccellenza in ambito Covid.
Da settimane sono in contatto costante sia con la struttura commissariale sia con il Ministero per trovare le migliori situazioni possibili fermo restando che la proposta complessiva e decisiva sarà quella del governatore. Anche con le scelte che saranno fatte sul Vietri, il Molise ha la possibilità di riassestare l’intero sistema sanitario. La nostra regione deve saper cogliere questa occasione.

Sanità, gravi carenze al Cardarelli la denuncia di Greco e De Chirico (M5S)

Dopo aver visitato l’ospedale Cardarelli di Campobasso abbiamo inviato una segnalazione ai Nas e una nota ufficiale ai vertici Asrem per evidenziare quelle che per noi sono le carenze del principale ospedale molisano.
Il sopralluogo effettuato lunedì scorso, infatti, è servito per verificare l’allarme lanciato dai primari e per raccogliere le preoccupazioni di utenti e operatori. Tanti sono gli aspetti che secondo noi meritano l’attenzione degli organi preposti e in molti casi parliamo di norme basilari. Ad esempio abbiamo segnalato l’assenza del dispenser per le mani su ogni piano visitato; al piano terra, apparentemente sostituito da un flacone di disinfettante per pavimenti e superfici varie.


All’ingresso della struttura non c’erano mascherine né guanti monouso da fornire agli utenti. Lungo i corridoi nessun segnale di distanziamento, ma semplici cartelli stampati su fogli A4. Anche prima di accedere ai reparti non abbiamo trovato dispenser utili a disinfettare le mani: l’unico era vuoto.
Insomma, a quanto pare le regole che vengono imposte giustamente ad un qualsiasi esercizio commerciale, non sono poi rispettate nel più importante ospedale regionale, un luogo altamente sensibile.
Nella querelle tra Asrem e primari sulla responsabilità di controllare il rispetto di tutte le disposizioni, ci sentiamo dalla parte dei medici per i quali a controllare devono essere professionisti qualificati, perché ciò che conta è garantire la massima sicurezza ad operatori, pazienti e visitatori.
A questo aggiungiamo la denuncia del Sindacato Nazionale Autonomo Medici Italiani che solo ieri spiegava come risulti impossibile, “oramai da diversi mesi, la prenotazione di visite e accertamenti diagnostici se non con l’apposizione dei codici ‘Urgente’ o ‘Breve’, motivo per il quale si sta accumulando una quantità enorme di prestazioni che non possono essere di fatto prenotate con i criteri di programmabilità, causando un grande disorientamento tra i pazienti assieme a gravi e oggettive difficoltà di diagnosi e cura”.
Ora l’Asrem ha annunciato che la prossima settimana sarà garantita nuovamente l’attività ordinaria. Lo speriamo perché non possiamo permetterci il prolungarsi di questa situazione, come non possiamo permetterci, ad esempio, di avere un reparto di rianimazione a disposizione solo per i pazienti Covid.
Intanto, però, come detto abbiamo segnalato tutto ai Nas e ad Asrem alla quale chiediamo di intervenire immediatamente per garantire sicurezza e cure adeguate per i cittadini, ma abbiamo anche chiesto il carteggio della corrispondenza tra primari e Azienda sanitaria in modo da chiarire tutte le responsabilità.
Ogni giorno che passa alle prese con qualsiasi tipo di carenza, è un giorno in più durante il quale è leso il diritto dei molisani ad essere curati nel migliore dei modi.

Sanità, Greco (M5S) “sul Caracciolo l’ASReM dia risposte concrete”

Il reparto di Medicina del ‘San Francesco Caracciolo’ resta aperto e operativo. Tuttavia, l’assunzione dei due nuovi medici non basta ad assicurare la corretta gestione dell’emergenza e a fornire un’assistenza quotidiana all’utenza. Al tempo stesso, reputo grave che lo stesso reparto sia privo di un Direttore di Unità Operativa Complessa. Figura cruciale, che ha il compito di programmare, organizzare e dare disposizioni al personale. È ora di smetterla di navigare a vista, usando due pesi e due misure, senza tener conto delle reali esigenze di chi abita nelle aree interne, continuamente vessate da decisioni basate esclusivamente sui ‘numeri’.


Donato Toma è chiamato a dimostrare con i fatti la vicinanza a questi cittadini, non solo con le parole. Per queste ragioni ho chiesto ad Asrem, con una missiva al direttore generale Oreste Florenzano, di intervenire urgentemente affinché venga redatto un provvedimento ad hoc, capace di intercettare la figura del primario. Visto il perdurare dello stato di emergenza, ho ricordato ai vertici Asrem che si potrebbe trattenere in servizio, anche in deroga ai limiti previsti dalle disposizioni vigenti per il collocamento in quiescenza, i dirigenti medici e sanitari.
 Sempre in ottica emergenziale e anche in assenza di un accordo-quadro, l’Azienda sanitaria può procedere all’assunzione di specializzandi in Medicina, per un massimo di 12 mesi. Mi risulta che per il ‘Caracciolo’ ci sia la concreta possibilità di agire in questa direzione. Infatti, dopo l’espletamento dell’ultimo concorso per l’assunzione di due medici è risultato idoneo uno specializzando, che potrebbe essere chiamato a prendere servizio da subito.
Trovo anche inaccettabile e sconveniente l’ipotesi del trasferimento dello screening per il sangue occulto nelle feci, che attualmente si esegue nel Laboratorio Analisi di Agnone, presso il laboratorio Analisi centrale di Campobasso. Parliamo di circa 30.000 esami l’anno, che dovrebbero essere eseguiti al Cardarelli, già gravato dello screening dei tamponi Covid-19. Sarebbe poi necessario il trasferimento del personale da Agnone a Campobasso, creando ulteriori disagi. Qualora venisse accertata questa notizia, si tratterebbe di un atto gravissimo, considerato che il laboratorio Analisi del Caracciolo è dotato di un organico appena sufficiente e deve assicurare servizi indispensabili, ad una struttura che deve fronteggiare le acuzie mediche e garantire il servizio di Pronto soccorso.
 Inutile ribadire che siamo di fronte a scelte intollerabili che, se non saranno risolte, mi costringeranno ad attivarmi in ogni sede per tutelare il diritto alla salute di chi, da troppo tempo, subisce continue prevaricazioni e tagli indiscriminati.
Non da ultimo, ritengo inspiegabile come Asrem, tramite donazioni derivanti dalla Banca d’Italia, abbia provveduto ad assegnare ai nosocomi di Campobasso, Termoli e Isernia una strumentazione capace in 20 minuti di ottenere il risultato di positività o negatività al virus Sars-Cov-2, ma non ha previsto nulla di simile per il Caracciolo. Invito dunque il direttore generale di Asrem ad acquistare e attivare, senza ulteriori indugi, presso il laboratorio di Analisi di Agnone, un macchinario per eseguire tamponi rapidi. Bisogna garantire, lo ribadisco, la piena ed efficiente funzionalità dell’unico ospedale in regione riconosciuto di Area particolarmente disagiata, rimasto Covid – free per tutta la durata dell’emergenza.

Incontro politico ad Agnone, Greco (M5S) “c’era anche Niro? Toma faccia chiarezza”

Nonostante le ferree limitazioni imposte dal lockdown, l’assessore regionale Vincenzo Niro avrebbe preso parte ad un incontro di natura politica svoltosi ad Agnone la sera di venerdì 15 maggio. Al tavolo, seduto insieme a lui, ex amministratori del consiglio comunale di Agnone, cittadina che si appresta a tornare al voto dopo la caduta del sindaco Lorenzo Marcovecchio. Insomma, un incontro politico in un luogo chiuso, nonostante le restrizioni ancora in vigore.
In un momento come quello che sta attraversando l’intero Paese, chi rappresenta i cittadini nelle istituzioni ha il dovere di dare l’esempio sul rispetto delle leggi. Dopo mesi di comunicati e dirette del governatore Donato Toma che invitava tutti a rispettare le regole, ora un rappresentante della sua maggioranza è il primo ad infrangerle? La vicenda merita un chiarimento. Lo si deve ai tanti molisani che tra mille difficoltà fanno fatica e sacrifici per andare avanti, lo si deve per rispetto ai tanti operatori della sanità che hanno fatto e fanno di tutto per proteggerci. Soprattutto per queste ragioni, tramite una interrogazione urgente, ho chiesto al presidente della Regione Molise di fare luce su questo episodio. Un fatto che, se confermato, sarebbe molto grave.


Ritengo non sia tollerabile che le norme e i divieti possano valere solo per alcuni, mentre ad altri è consentito violare le disposizioni delle autorità. Se l’incontro sarà confermato e se la presenza dell’assessore sarà accertata, l’unica strada percorribile resta quella delle dimissioni da parte di chi ha palesemente violato le regole, le leggi. Contravvenire a norme imperative da parte di rappresentanti politici-istituzionali rappresenta un’aggravante, almeno dal punto di vista etico, per il semplice fatto che, lo ripeto, il ruolo istituzionale deve essere esempio di condotte corrette per l’intera collettività. A Donato Toma il compito di chiarire fin da subito una vicenda che inevitabilmente potrebbe gettare fango sull’intera regione.

Coronavirus, Federico (M5S) “vergognosi gli attacchi al sindaco Gravina”

I vergognosi attacchi subiti in queste ore dal sindaco di Campobasso, Roberto Gravina, dopo i contagi registrati nella comunità rom locale, misurano il vuoto politico del centrodestra che si affida ormai esclusivamente alle speculazioni, strumentalizzando le difficoltà, le paure, talvolta i comportamenti scorretti di alcuni cittadini.
Il Comune di Campobasso ha sempre attuato tutte le misure di propria competenza come concordato con tutte le parti coinvolte alle quali spettavano altre funzioni. Chiunque dice altro, mente sapendo di mentire. Ad ogni modo ritengo importante che il sindaco abbia inviato una informativa alla Procura della Repubblica per fare chiarezza su quanto accaduto.


Ho piena fiducia in Roberto il quale, come giusto che sia, ci sta mettendo la faccia sin dall’inizio. Attendo, però, che tutti facciano altrettanto e confido che il Ministero dell’Interno garantisca al Comune le risposte adeguate a tutelare l’ordine pubblico, il rispetto delle regole e, di conseguenza, la salute di tutti i cittadini.

Manzo (M5S), “basta scaricabarile sulla CIG”

“Sono migliaia le famiglie molisane che, nonostante il sostegno economico attivato attraverso lo strumento della cassa integrazione in deroga, contenuto nelle previsioni del decreto ‘Cura Italia’, vivono ancora tantissimi disagi. Tra difficoltà che sembrano insormontabili e ritardi incomprensibili, – denuncia la portavoce M5S – si registra da settimane un vero e proprio cortocircuito tra le Regioni e l’Inps che, però, trova il tempo di alimentare polemiche e accuse reciproche. Protagonisti, in questa fase di emergenza sociale che richiede risposte e non stucchevoli scambi al veleno, i presidenti delle Regioni e il vertice dell’Istituto, Pasquale Tridico.

L’inammissibile scaricabarile penalizza migliaia di famiglie, che contano su questo ammortizzatore sociale quale unica forma di reddito, a seguito degli effetti del lockdown e dell’emergenza sanitaria. È indispensabile chiarire, una volta per tutte e con i diretti interessati, le motivazioni di questi ritardi inaccettabili. Per questo motivo – spiega la Manzo – ho chiesto ufficialmente al presidente del Consiglio regionale che siano convocate con urgenza le Commissioni regionali competenti e che siano invitati in audizione il capodipartimento competente e il direttore regionale dell’Istituto nazionale di previdenza sociale. Così da individuare, con precisione, gli intoppi e le criticità che potrebbero abbattersi anche sulla fase successiva, quella della proroga dell’attivazione della cassa integrazione in deroga, che sarà contenuta nel prossimo decreto del presidente del Consiglio dei ministri, di imminente emanazione. La Regione, per sua stessa ammissione, ha difficoltà oggettive nella fase di lavorazione delle migliaia di domande arrivate in queste settimane: lo ha spiegato lo stesso presidente Donato Toma che, relativamente alla mole di documenti, ha comunicato di aver provveduto alla rimodulazione del personale, da impiegare per accelerare la verifica delle istanze e l’inoltro all’Inps. Toma parla di tremila domande arrivate in Regione, l’Inps comunica di averne ricevute 500. E, di queste, di averne ‘bocciate’ 83. Numeri che significano persone in difficoltà, alle prese – continua la portavoce – con le necessità di sostentamento di intere famiglie. Per questo occorre chiarire la vicenda con urgenza, per rispetto di chi aspetta da oltre un mese e mezzo delle risposte. Lo strumento della Cig in deroga è stato attivato nell’immediatezza dal Governo nazionale, ma deve essere trattato con la stessa urgenza dagli organi deputati sul territorio regionale. Come mai gli istituti bancari non anticipano le somme, così come stabilito dalla convenzione con l’Abi sottoscritta il 6 aprile? Si tratta di una procedura più snella, che avrebbe dovuto evitare i ritardi che, invece, stanno generando gravi problemi di ordine sociale per migliaia di famiglie, che non possono contare su alcuna forma di reddito. Come è evidente, si tratta di un argomento ‘sensibile’ sul quale hanno chiesto lumi anche alcuni colleghi consiglieri regionali. L’unico luogo dove avanzare domande e chiedere risposte certe e chiare è – conclude Patrizia Manzo – il Consiglio regionale, che attraverso le Commissioni consiliari competenti può e deve avviare l’iter conoscitivo dello stato dell’arte delle procedure: dove si sono bloccate, quali le responsabilità e soprattutto quali le soluzioni per rispondere con celerità alle legittime attese di chi, oggi, non ha null’altro”.