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Sanità, Occhionero (LeU) “il Governo vuole cancellare il Molise”

Lo ha dichiarato la deputata di Liberi e Uguali, Giuseppina Occhionero, nel Question time in Commissione Affari Sociali della Camera, presentando l’interrogazione l Ministro della Salute sulla chiusura del Punto nascita del San Timoteo di Termoli.

La parlamentare molisana ha chiesto, quantomeno, una deroga al provvedimento che, con la concomitanza del periodo estivo, oltre a mettere a repentaglio la salute delle mamme, dei nascituri e dei neonati, rischia di far collassare la sanità regionale.

“Abbiamo fatto un ragionamento di buonsenso – ha spiegato l’onorevole Occhionero – dicendo che le donne della fascia costiera e dell’immediato entroterra hanno diritti uguali alle altre. Abbiamo ribadito che l’ospedale di Vasto ‘scoppia’ durante l’estate, che il Cardarelli di Campobasso è lontano e nel caso di distacco della placenta una donna in gravidanza rischia la sua vita e quella della creatura che porta in grembo. Il governo – ha aggiunto la deputata molisana – ci ha risposto con i siliti numeri, con le solite statistiche e con i substandard. Un atteggiamento irresponsabile”.

L’onorevole Occhionero, nel ribadire la propria insoddisfazione per la risposta del Ministro grillo, ha annunciato di voler continuare la battaglia al fianco delle donne, delle mamme, dei sindaci e del personale del San Timoteo.

“Siamo allibiti – ha sostenuto – nel constatare la totale mancanza di sensibilità del governo rispetto a un tema così delicato. Con questa scellerata decisione vi assumete responsabilità gravissime, nei confronti della salute dei cittadini ma, al contempo, state scegliendo la strada che porta alla cancellazione della nostra regione. Questo – ha concluso Giuseppina Occhionero – non lo consentiremo e useremo ogni mezzo per far continuare a vivere il Molise e per far nascere i bambini nella nostra terra”.

Sanità, pioggia di soldi ai direttori amministrativo e sanitario +20% dello stipendio per “obiettivi raggiunti”

Da una parte reparti o interi ospedali che chiudono, dall’altra soldi a pioggia ai direttori ASREM per “obiettivi raggiunti” negli anni 2017 – 2018. Questo ha deciso il direttore generale Sosto che ha premiato il direttore amministrativo Forciniti e il direttore sanitario Lucchetti con un premio pari al 20% dello stipendio che prendono. Tutto questo mentre si discute la chiusura annunciata, del punto nascite a Termoli, e dopo aver smembrato e chiuso il Vietri di Larino, portando via anche l’ultimo reparto di eccellenza come l’oculistica. I provvedimenti sono stati firmati il 27 marzo scorso, e secondo Sosto gli obiettivi assegnati sono stati raggiunti: “giudizio completamente positivo sul grado di raggiungimento degli obiettivi assegnati ai Direttori Amministrativo e Sanitario, espresso dal Direttore Generale, giuste note prot.
n. 30041 e n. 30042 del 27.03.2019, allegate, con le quali viene incaricata la scrivente ad adottare il relativo provvedimento di liquidazione della quota di incremento del 20% del trattamento economico in godimento a titolo di incentivo”
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Quali possono essere gli obiettivi da raggiungere in una regione in cui la sanità non esiste, o se esiste è privata? Facendo i relativi distinguo ovviamente. Quali obiettivi hanno raggiunto i due super manager se le liste d’attesa sono aumentate a dismisura (in alcuni casi oggi, a luglio 2019 si prenota per maggio 2020), se interi reparti della sanità pubblica stanno chiudendo, se i “Pronto Soccorso” scoppiano se in basso Molise non sai cosa puoi fare e cosa no, se si sta preparando la chiusura del laboratorio analisi di Isernia? Francamente, in un momento di ristrettezze economiche, soprattutto in sanità, questi “premi obiettivo” sembrano una presa in giro dei molisani. La sanità molisana, è e rimarrà sempre, una mucca da mungere e niente più.

Infine, il contratto del direttore Lucchetti è già stato rinnovato, Forciniti sta aspettando ancora.

Chiusura punto nascite, anche l’Azione Cattolica Termoli – Larino esprime il suo dissenso

“Le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo, e nulla Vi è di genuinamente umano che non trovi eco nel loro cuore”.


Queste parole dell’incipit della Gaudium et Spes assumono per noi un significato ancora più attuale in questi giorni in cui si sta concretizzando la chiusura del Punto Nascite dell’Ospedale San Timoteo di Termoli. Come Azione Cattolica della diocesi di Termoli – Larino, da sempre impegnata per la formazione delle coscienze e per la promozione del bene comune, esprimiamo profondo dissenso per questa scelta che priva le donne del nostro territorio di un diritto fondamentale come quello di
ricevere cure mediche adeguate in prossimità di casa. Siamo consapevoli del fatto che la chiusura del Punto Nascite affondi le radici in anni di gestione poco oculata della sanità molisana, ma riteniamo che sia ingiusto far pagare alle famiglie lo scotto di una politica che non ha saputo mettere al centro le esigenze dei cittadini. La nostra preoccupazione va al debito della sanità regionale che crescerà esponenzialmente nel momento in cui gran parte delle donne sceglierà di far nascere i propri figli fuori regione, considerata da un lato la situazione di disagio vissuta anche all’ospedale Cardarelli di Campobasso e dall’altro i problemi di viabilità che da sempre affliggono il nostro territorio. E come non pensare, ancora, alle donne che non hanno la possibilità di affrontare un viaggio per partorire, che non hanno
una rete familiare o amicale che possa sostenerle in caso di un parto lontano da casa. Gli ultimi fra gli ultimi, i poveri, gli stranieri, le donne sole saranno, tra le vittime di questo provvedimento, sicuramente i più coinvolti. Ed anche per loro va ripensata una soluzione, che non sia quella della possibilità di usufruire di un’ambulanza del 118 visto che il sistema è al collasso, ma quella della
riapertura del Punto Nascite. Auspichiamo allora un dialogo proficuo tra le parti che, lungi dal rivangare le responsabilità politiche passate e presenti, sia in grado di arrivare al cuore del problema e trovare soluzioni adeguate che non ledano i diritti di nessuno. Allo stesso tempo, guardiamo con interesse alla manifestazione promossa dal gruppo Donne e Mamme Termoli per lunedì 1 luglio fiduciosi che essa possa ottenere gli effetti sperati.

Sanità, cronistoria di una morte annunciata raccontata dal M5S

La chiusura del Punto nascita di Termoli è l’epilogo annunciato di una pessima gestione politica della sanità. Primo grande ostacolo che il Ministro Giulia Grillo sta provando a superare con misure che eliminino, una volta per tutte, le mani della politica dalla sanità. Appunto.

Ma veniamo al problema che i cittadini bassomolisani stanno vivendo in queste ore: al San Timoteo di Termoli, da ieri, è ufficialmente chiuso il Punto nascita. Per questo stamattina, con una diretta Facebook, il nostro portavoce al Senato Fabrizio Ortis e i nostri portavoce in Consiglio regionale Andrea Greco e Valerio Fontana, hanno provato a spiegare le cause di ciò che sta accadendo e a fare chiarezza sulle responsabilità della perdita di un servizio di così rilevante importanza.

Come ha spiegato il portavoce al Senato Fabrizio Ortis, “le donne del basso Molise, nel corso degli anni, non si sono più fidate del reparto che non riesce a garantire, da almeno 5 anni, quei criteri di sicurezza previsti: la qualità dei servizi erogati è andata via via a degradarsi per la mancanza di una sala operatoria ad hoc, per la carenza di pediatri e per altri standard di sicurezza, decisi nella Conferenza Stato – Regioni del 2010 che il reparto del San Timoteo non raggiungeva. Deve essere chiaro a tutti che questi problemi giungono da anni di mala gestione da parte di Commissari ad Acta che erano anche presidenti di Regione. Dal 2001 c’è stata la Riforma del Titolo V, siamo cioè passati da un Servizio Sanitario Nazionale a 21 Servizi Sanitari Regionali. Questo ha determinato, innanzitutto, l’esplosione della spesa pubblica perché, all’improvviso, 21 governatori regionali si sono ritrovati dalle mani un ‘giocattolo’ che gli consentiva di gestire tanti soldi con lo scopo di migliorare la qualità dei servizi sanitari nella loro regione. Invece questo ‘gioco’, in tutti questi anni, è servito a curare le clientele e non le persone. C’è stata una vera e propria esplosione di centri ospedalieri, punti nascita, servizi sanitari, perché era semplice fare leva su questo meccanismo per dare spazio a più persone, o meglio a più amici. Ciò è accaduto in tutto il Molise ed ha contribuito a diluire i servizi, purtroppo anche in termini qualitativi. Uno di questi è il Punto nascita di Termoli che dal 2014 non garantisce il minimo necessario di 500 parti l’anno, ma che nel 2018 si è fermato a 353 parti. Questo, stando a quanto deciso in Conferenza Stato – Regioni (mantenere un numero minimo di 1000 parti l’anno) ci taglia fuori, con la possibilità di andare in deroga qualora sussistano determinati standard di sicurezza. Ed è proprio qui il punto. Questi standard di sicurezza non ci sono, e questo è noto dal 2014, da quando cioè la Regione Molise ha avuto dei richiami sia dai tavoli tecnici che dai ministeri. Dal 2014 i Commissari ad Acta e presidenti di Regione vengono sollecitati a porre rimedio a questa carenza dei servizi, ma nulla è stato fatto. Così siamo giunti al punto in cui le strutture preposte non hanno potuto far altro che decretare la chiusura del Punto nascita del San Timoteo. Dal 2007, da quando cioè siamo in piano di rientro, siamo governati da persone che avevano interesse a ricompensare chi li aveva messi in quella posizione e ad assecondare le esigenze degli amici. E sono le stesse persone che ora attaccano il MoVimento 5 Stelle che, com’è chiaro a tutti, non governa in Regione Molise e che a livello nazionale sta facendo tutto il possibile per far fronte ai disastri fatti in questi anni. Ad esempio, con il Decreto Calabria, abbiamo sbloccato il turnover che fino ad ora non era possibile per le Regioni commissariate. Questo non sarà chiaramente sufficiente ad impedire la chiusura del Punto nascita di Termoli, ma è un piccolo passo in avanti. Ed è giusto che i molisani sappiano come di chi sono le gravi colpe di una situazione che rammarica tutti noi.

Rammarica in particolare i portavoce del basso Molise, come Valerio Fontana che ha affermato: “Sono ore tristi per la comunità termolese e basso molisana. Senza dubbio la chiusura del Punto nascita di Termoli è l’atto più triste che mi trovo a commentare dall’inizio della mia attività istituzionale in Consiglio regionale. Con i miei colleghi portavoce M5S abbiamo messo la sanità al primo posto sin dal primo giorno iniziando con il nostro ‘Tour della sanità’ e visitando, tra gli altri, l’ospedale  San Timoteo e tutti i suoi reparti, primo fra tutti quello di ginecologia. Non solo, siamo stati in diversi tavoli con i vertici Asrem fino ad arrivare al ministero. Ma, cosa più importante, abbiamo interloquito con il Comitato Tecnico Percorso Nascita, adibito a verificare se un punto nascita abbia o meno i requisiti per restare attivo sul territorio. Abbiamo incontrato il presidente del Comitato Percorso Nascita, persona competente e disponibile, che ci ha mostrato con chiarezza  e assoluta trasparenza il loro modus operandi, facendoci osservare una griglia di valutazione molto dettagliata. Tra i requisiti più importanti inseriti nelle voci della griglia, ovviamente, vi è il raggiungimento dei 500 parti nell’arco di un anno. Termoli, come ormai sappiamo tutti, non ha raggiunto questo requisito. L’ovvia e tragica conseguenza è quindi che il Punto nascita deve chiudere. La causa di tutto ciò è la cosiddetta ‘mobilità attiva’: ciò significa che tante persone basso molisane sono andate a partorire altrove, invece che a Termoli. A Vasto, dati alla mano, hanno partorito ben 230 mamme basso molisane di cui 182 termolesi. Questi dati rendono chiaro a tutti che il Punto nascita di Termoli non è sicuro. Dovrebbe avere in organico 8 ginecologi e ne ha solo 3, non ha una sala operatoria all’interno nel suo reparto, non ha anestesisti fissi e non è disponibile il servizio di trasporto per emergenza neonatale. E questo vuol dire che un protocollo Sten non è mai stato attivato nella nostra regione. Noi con le eccedenze dei nostri stipendi, invece, siamo riusciti a comprare e donare all’Asrem l’ambulanza neonatale con la speranza di salvare quel Punto nascita. Ma la verità è che sarebbe stata un’impresa ai limiti del possibile salvarlo, poiché era indifendibile già da troppo tempo. Le vere cause di questo dramma basso molisano vengono da lontano, e per ridurre questo reparto in tali condizioni ci sono voluti anni ed anni di mala-gestione, inefficienza e menefreghismo da parte della politica sanitaria regionale.”

Il portavoce Andrea Greco, che nel primo anno di legislatura si è dedicato molto alle questioni legate alla sanità regionale ha spiegato: “il Punto nascita chiude per un lunghissimo periodo di inerzia della politica regionale. Ma partiamo dall’accordo Stato – Regioni del 2010 che ha prodotto un protocollo di sicurezza che prevede un numero minimo di nascite e, soprattutto, una serie di parametri di sicurezza per il nascituro e per la mamma. A monitorare la corretta attuazione di quei valori c’è il Comitato Percorso Nascite Nazionale, un comitato tecnico-scientifico che monitora lo stato di attuazione di quell’accordo. La richiesta di deroga, quando si è al di sotto dei 1000 parti, l’avrebbe dovuta fare la Direzione Generale per la Salute Regionale che doveva trasmettere al comitato una serie di indicazioni, cioè dire al Comitato cosa si sta facendo per migliorare i parametri di sicurezza previsti, nonostante il basso numero di parti. A questo punto il Comitato analizza la richiesta di deroga e l’efficacia delle azioni che la Regione, o come nel nostro caso i Commissari, stanno mettendo in campo. In questa fase, sempre il Comitato, analizza il trend su base triennale. E Termoli è andato al di sotto dei 500 parti dal 2014. Ma la cosa grave è che, dal 2014, la Regione Molise non ha fatto nulla per chiedere la deroga e provare a fornire il reparto del San Timoteo degli standard di sicurezza richiesti. Quindi oggi, tutti quegli attori politici che sono stati determinanti all’interno di questo processo di indifferenza verso un territorio, non possono attaccare noi o il Ministro Giulia Grillo. Il Comitato Percorso Nascite Nazionale, in casi come quello del Punto nascita di Termoli in cui il numero dei parti è andato sempre a scendere, costringe a chiudere e se non lo facciamo esponiamo a responsabilità personali gli operatori all’interno del reparto. E nell’ottobre 2018 c’era già stata la chiara indicazione di chiusura. Ecco perché non si possono attribuire colpe agli attuali Commissari, ma solo ad una politica cieca e sorda che ha fatto della sanità una piazza di clientela pura. Ho sentito Michele Iorio dire che bisognerebbe organizzare un ‘Vaffaday’ sotto al Ministero. Lui? Proprio lui che quando ha governato ha determinato oltre 600 milioni di euro di debiti sulla sanità regionale? O Vittorino Facciolla che ha detto che loro hanno difeso con le unghie e con i denti il Punto nascita di Termoli. Falso, e lo abbiamo dimostrato con i documenti alla mano che dal 2014 non hanno fatto nulla per mettere quel reparto nelle condizioni di rimanere in piedi. E oggi nessuno ha più il potere di mantenerlo in vita. Noi ci abbiamo provato in tutti i modi in questo ultimo anno: ci siamo andati a sedere ai tavoli, abbiamo acquistato un’ambulanza Sten che doveva contribuire anche ad aumentare il punteggio degli standard di sicurezza del reparto nascite di Termoli. Ma non è bastato. Vi lasciamo con una notizia un po’ più positiva in questo quadro che appare desolante: stiamo cercando di interloquire con la Direzione Generale Asrem per far sì che nel periodo estivo, quando c’è un notevole afflusso di turisti a Termoli e dintorni,  il reparto di Pediatria del San Timoteo possa rimanere aperto h24.”

Continueremo a lavorare e a fare tutto il possibile, collaborando con i ministeri, perché la gestione della sanità cambi definitivamente passo, andando a risolvere i problemi a monte, come non è mai stato fatto fino ad ora.

Sanità, il comitato “In Seno al Problema” chiama i molisani alla mobilitazione

Egregi rappresentanti delle istituzioni, popolo molisano, come già ampiamente noto a tutti, la nostra regione rischia di scomparire, così come si evince da una serie di allarmi lanciati nei più disparati settori. Non è in questa sede nella quale si intendono attribuire  le responsabilità del caso, in altri e più importanti luoghi pubblici saranno affrontare le situazioni più delicate sul tappeto.

Ma c’è un’emergenza più grave e più avvertita da tutti, quella della drammatica situazione nella quale versa la sanità pubblica molisana, quella legata alla nostra condizione più sensibile e più preoccupante, quella che vede miseramente smantellare, giorno dopo giorno, interi reparti degli ospedali pubblici, creando serie ripercussioni dell’animo popolare, disagi immani e crisi depressive! La paura di non poter essere assistiti nel minor tempo possibile per scongiurare ben più gravi ripercussioni, morte in primis, sta generando il panico nelle fasce più indifese della popolazione e non solo. Inutile ricordare a voi tutti quanto scritto nella carta costituzionale, ciononostante corre l’obbligo morale di richiamare noi tutti al rispetto di quanto in essa sancito! Troppe voci in campo, troppe chiacchiere, troppe rincorse a ricercare responsabilità passate e presenti, troppi attori in campo e troppo tempo bruciato per rivendicazioni campanilistiche, troppo egoismo, troppe autoreferenzialità, troppe accuse, insomma, troppo di troppo mentre il Molise vede svanire l’unica possibilità e l’unica rivendicazione rimasta, quella di esistere a partire dalla difesa della sanità pubblica e di tutti gli ospedali pubblici del territorio!

Adesso i cittadini molisani dicono basta a presenzialismo, tavoli inutili, scaricabarili, dicono che è giunto il sacrosanto momento di una RIBELLIONE GENERALE,

una ribellione generale che parte senza dubbi né indugi da tutti i cittadini ma che, responsabilmente e giustamente, venga capeggiata da tutte le SS.LL. nell’unica sede deputata e preposta a poter considerare e rivedere il caso Molise, un tavolo sì ma ministeriale, con tutti i soggetti interessati e dal quale non ci si alzi se non dopo aver sottoscritto un patto di salvaguardia dell’esistenza del Molise da poter gridare fuori dal palazzo alle migliaia di molisani corsi a Roma per sostenere fino alla fine quanto costituzionalmente richiesto! Ecco, questo è quello che vi si chiede, niente più, niente meno, una richiesta di impegno verso la popolazione che vi ha eletto a loro rappresentanti nella certezza di non essere traditi nelle aspettative, nella certezza che chi li rappresenta altro non fa se non lottare per le loro istanze! Ecco, questo si chiede! Pertanto, rimane solo una possibilità per attuare questa “guerra di civiltà”, quella che vede il presidente della regione Molise convocare ad ore una riunione con tutti i soggetti in indirizzo e con i Comitati nati in difesa della sanità pubblica, al fine di organizzare la più grande iniziativa pubblica istituzionale e popolare che porti migliaia di molisani a sostenere una lotta di civiltà presso il palazzo del governo nazionale, mentre una delegazione “imponga” al governo di restituire al Molise quella parte della costituzione scippata!

Fatelo e i molisani ve ne saranno riconoscenti, altrimenti non resterà che gridare al tradimento politico, civile, costituzionale! E il popolo allora non resterà a guardare perché, finalmente, saprà dove ricercare le vere responsabilità ed agirà di conseguenza! Ma siamo certi che, almeno in questa drammatica circostanza, tutti saprete interpretare le sacrosante istanze dei cittadini!

Sanità, punto nascite a Termoli e le lacrime di coccodrillo

Michele Mignogna

Sia ben chiaro, la chiusura di un reparto ospedaliero è una sconfitta per l’intero territorio, in ogni posto è e sarà cosi. Ora siamo tutti alla ricerca delle responsabilità, giustamente, e diamo la colpa sempre agli altri, come se i danni in questi anni siano stati fatti solo da una parte politica, o della società, che il più delle volte preferisce il silenzio, preferisce farsi amico questo o quel politico, insomma, tutte le italiche pratiche che conosciamo bene, e lo ha spiegato bene il Procuratore Gratteri “in ogni italiano c’è almeno un 2% di mafiosità”.

Che il punto nascite a Termoli era a rischio lo sapevamo già dal 2016, otto anni dopo la chiusura di quello di Larino, per il quale non abbiamo visto queste finte barricate che si alzano oggi. Che il punto nascite a Termoli doveva chiudere lo si sapeva già da quando erano iniziate le migrazioni delle partorienti verso Vasto o San Giovanni Rotondo, senza che nessuno, dico nessuno, si è posto il problema del perchè ciò avveniva. Di chi sono queste responsabilità non sta a noi stabilirle, noi guardiamo e raccontiamo i fatti, e i fatti ci dicono che nonostante la chiusura del punto nascita di Larino, Termoli non raggiungeva i 500 parti l’anno e per la legge Balduzzi dovevi chiudere, è una legge dello Stato, che è stata blandamente contestata, senza nessuna barricata o lacrime di coccodrillo come in questi giorni. Una cosa è certa, il punto nascite a Termoli non è stato chiuso ieri, la chiusura è iniziata quando abbiamo smesso di contestare queste politiche sanitarie che hanno portato allo smantellamento di interi ospedali e interi reparti nel basso Molise. Chi doveva controllare? Chi doveva intervenire su questi fatti? Le partorienti o chi, perchè votati da noi, hanno serie responsabilità amministrative e di governo in questa regione? Ecco, ora passati i sette giorni della zita, dimenticheremo tutto, andremo al mare, chi deve partorire sceglierà dove far nascere i propri figli, e ci ritroveremo da qui a qualche mese a fare rivoluzioni sui social perchè chiuderanno altri reparti, o addirittura altri ospedali. Se i molisani non si svegliano un po’ ci toglieranno anche le mutande, e non sono di Roma quelli che lo fanno, sono molisani come noi, solo un po’ più privilegiati dai lauti stipendi politici che percepiscono, tanto loro si possono curare dove vogliono.

Punto nascite Termoli, ViviLarino “una sconfitta per l’intero Molise”

Apprendiamo con grande dispiacere la chiusura del punto nascite dell’ospedale S.Timoteo di Termoli. Esattamente 10 anni fa chiudeva il reparto di ostetricia e ginecologia con annesso punto nascite e nido dell’ospedale Vietri di Larino.

Una sconfitta del molise, alcuni giornalisti hanno dichiarato in diversi comunicati stampa, noi crediamo che la sconfitta sia solo ed esclusivamente da attribuire ad una parte del nostro territorio, al Basso Molise. Territorio che paga il conto di diverse scelte sbagliate. Territorio che vive giornalmente tra emergenze idriche e disservizi. Territorio provato da eventi sismici e catastrofi alluvionali. Territorio che subisce scelte politiche non condivise ed inopportune per la realta’ dello stesso. L’unica voce fuori dal coro uno sparuto gruppo di cittadini e comitati (da apprezzare e sostenere per le attivita’ proposte) che rivendicano con forza il diritto che al cittadino li viene riconosciuto dalla carta costituzionale. Troppo poco per rivendicare tali diritti, la rivalita’ tra comuni, il campanilismo, l’indifferenza e la rassegnazione determinano l’inevitabile declino che i nostri figli subiranno nel prossimo futuro. La privatizzazione della sanita’ molisana e’ alle battute finali, da domani si passera’ a privatizzare anche l’acqua. ViviMolise ViviLarino

Sanità, Federico (M5S) “Toma si occupi dello “scoperto milionario” della sanità molisana”

La proposta dei medici militari in corsia è una delle strade tentate dal Commissario della Sanità per risolvere l’emergenza della carenza medici negli ospedali molisani, dovuta a 12 anni di scelte scellerate da parte della politica. Una strada, tuttavia, evidentemente non percorribile. Come sottolineato dal ministro Grillo, che ha ringraziato il ministro Trenta per la collaborazione, preferiamo soluzioni strutturali per risolvere definitivamente una situazione gravissima.


Allo stesso tempo appare chiaro come Toma cerchi di strumentalizzare la soluzione dei medici militari solo per tentare di dimostrare l’inefficienza del modello commissariale che tanto avversa. Eppure dovrebbe avere altre priorità in campo sanitario.
La situazione molisana, infatti, è aggravata dal fatto che, come certificato dal Tavolo tecnico, i conti della sanità continuano a non essere in ordine a causa di uno scoperto milionario da addebitare all’amministrazione regionale perché proprio la Regione non ha girato 4,2 milioni di euro delle tasse dei molisani sul conto della sanità. La Procura della Corte dei Conti, a cui si è rivolto proprio questa mattina il Generale Giustini, ci dirà se questi soldi sono stati utilizzati per spese sanitarie o meno. Nel frattempo però il Governatore Toma non perda altro tempo in polemiche e rimetta i soldi al loro posto.
Ma i numeri della Sanità molisana sono negativi anche perché in tutto il 2018 si è riprodotto il solito schema per cui i privati accreditati hanno prodotto extrabudget su prestazioni per cittadini di fuori regione, creando uno squilibrio di conti per 15 milioni di euro. E in questo caso il Tavolo tecnico ha chiesto espressamente ai Commissari di far produrre note di credito ai privati accreditati.
Sono questi i motivi e i numeri che, qualche settimana fa, hanno fatto scattare l’ennesimo blocco del turnover prima che intervenisse il Decreto Calabria con cui, con legge, abbiamo tolto il blocco nelle regioni in Piano di rientro dal debito sanitario.
La futura organizzazione ospedaliera dovrà mettere al centro la sanità pubblica, come ribadito anche oggi dallo stesso ministro Grillo rispondendo ad un question time alla Camera, con un sistema che sia, insieme, sostenibile, accessibile e sicuro per tutti i cittadini.

Sanità, per Toma la soluzione è abolire i commissari

«La proposta del commissario alla sanità di ricorrere ai medici militari è irrealizzabile. Non lo dice più solo Donato Toma, ma anche il ministro alla salute, Giulia Grillo.

Il ministro, quindi, certifica l’assoluta incompetenza e inadeguatezza degli interventi, delle azioni e delle proposte di un commissario che, in mesi di attività inutile, ha cronicizzato i mali della sanità regionale. Non c’è più tempo da perdere: occorre abolire i commissariamenti, come già allo studio nel Patto sulla sanità. La mia priorità è tutelare il sacrosanto diritto alla salute dei miei concittadini».

Così il presidente della Regione Molise, Donato Toma, in relazione alla gravissima situazione che si è determinata nella sanità molisana.

Sanità, Toma e Brunese: puntare all’eccellenza nella formazione specialistica

«La nostra mission deve essere quella di dare
risposte adeguate ai bisogni sanitari dell’utenza, intercettando aspettative che
orientino le relative azioni di miglioramento e ulteriori percorsi futuri sui quali
impegnarsi in maniera proficua. Ecco perché occorrono preparazione e formazione
specialistica, a partire dai livelli più alti della Sanità».
Lo ha detto il presidente della Regione Molise, Donato Toma, intervenendo questa
mattina all’Unimol alla cerimonia di consegna degli attestati ai quaranta
partecipanti, provenienti da diverse regioni d’Italia, al Corso di alta formazione in
materia di sanità pubblica e di gestione ed organizzazione sanitaria, che permetterà
loro di iscriversi nell’Elenco nazionale dei direttori generali di aziende sanitarie e
ospedaliere.
Il Corso è stato reso possibile grazie al partenariato formato da Regione Molise,
Università degli Studi del Molise e Università degli Studi di Napoli “Parthenope”.
Il Corso, giunto al secondo anno, si colloca, come ha evidenziato Toma, «fra le
eccellenze del panorama nazionale e pone i suoi partner nella condizione di
affermare, con orgoglio e soddisfazione, che anche da noi è possibile puntare sulla
qualità e sulla attrattività: una dimostrazione univoca di come il Molise esista e
possa competere con altre regioni d’Italia, quando le cose si fanno perbene».
Da parte sua, il rettore Brunese ha tenuto a sottolineare il grande successo che ha
fatto registrare il Corso.
«Come tutte le cose che funzionano – ha rimarcato il numero uno dell’Ateneo –
siamo già pronti per ripartire. Sono molto contento dei risultati raggiunti. Si tratta di
un primo passo di un percorso che possiamo fare insieme alla Regione Molise, un

Il Presidente Donato Toma

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percorso il più possibile condiviso. Nell’ambito dell’alta formazione, ci sono tante
iniziative strategiche, alle quali stiamo pensando e che porremo in essere, che
possano giovare a chi risiede in Molise, ma anche a colleghi che vengono da altre
regioni».


«L’obiettivo – ha concluso Brunese – è far accrescere ulteriormente l’elevato livello
della capacità formativa dell’Università e metterlo a disposizione dei quadri
dirigenziali».
A margine della cerimonia, il presidente Toma e il rettore Brunese hanno proceduto
alla firma di un Protocollo d’intesa tra Regione Molise e Unimol per la progettazione,
organizzazione e realizzazione di un Corso di formazione manageriale per lo
svolgimento di incarichi relativi alle funzioni di Direzione nelle Strutture complesse.
Il Corso si propone di sviluppare la capacità di innovazione organizzativa e
professionale dei partecipanti (medici, veterinari, odontoiatri, farmacisti, biologi,
chimici, fisici, psicologi), proponendo loro metodologie atte a comprendere le
Aziende sanitarie in cui operano. Il percorso formativo si prefigge il raggiungimento
di specifici obiettivi conoscitivi e di apprendimento prioritariamente alle aree di
organizzazione e gestione dei Servizi sanitari, agli indicatori di qualità dei servizi
nella sanità pubblica, alla gestione delle risorse umane, ai criteri di finanziamento e
agli elementi di bilancio e controllo, tutte capacità e competenze utili a gestire e
risolvere problemi organizzativi, economici, giuridici e gestionali.
Hanno diritto di precedenza di iscrizione al Corso i dirigenti sanitari in servizio
presso le Strutture sanitarie della Regione Molise.